Sei poliziotti sono rimasti feriti durante l’esecuzione del provvedimento di fermo disposto dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di quattro albanesi, ritenuti i componenti di una banda che avrebbe messo a segno, tra novembre e gennaio, diversi furti in Campania e nel basso Lazio.

Il blitz, avvenuto tra Cesa e San Marcellino, ha visto l’impiego di almeno 100 uomini della polizia. In particolare, a San Marcellino, durante le operazioni, un energumeno di circa un quintale, parente della moglie di uno dei fermati, si è lanciato dal primo piano dell’edificio sugli agenti, ferendone cinque, con il fine di favorire la fuga (poi non riuscita) del congiunto. La sua posizione è ora al vaglio della Procura per chiarire un suo eventuale ruolo nel sodalizio.

Un sesto agente è stato aggredito da un altro fermato, riportando contusioni refertate in ospedale. Per l’uomo si procederà anche per resistenza a pubblico ufficiale.

 

Durante le perquisizioni, i poliziotti della Squadra Mobile di Caserta hanno trovato circa 100mila euro in contanti, velocissime ‘supercar’ utilizzate per mettere a segno i colpi, tantissimi oggetti in oro e gioielli, due pistole automatiche, e numerose targhe automobilistiche false. Quanto rinvenuto è stato sequestrato, con oro e preziosi la cui stima si aggira intorno al milione di euro: “Vista la quantità di oro trovato abbiamo pensato anche con il Questore di realizzare una bacheca pubblica per consentire ai proprietari degli oggetti, che ovviamente hanno presentato denuncia di furto o rapina, di recuperarli”, ha spiegato il dirigente della squadra mobile Massimiliano Russo.

Da quanto è emerso i 4 fermati, provenienti da un paesino del nord dell’Albania, si definivano ‘cugini’ anche se tra di loro pare non ci siano legami di parentela. Dei veri e propri professionisti del furto, ladri acrobati, ma – all’occorrenza – anche rapinatori senza scrupoli. La banda agiva dalle 16 alle 23 dal lunedì al sabato, come fosse una vera e propria settimana lavorativa, mentre la domenica era di “riposo”. Proprio al rientro dalla “giornata di lavoro” i poliziotti li hanno arrestati nel corso della notte.

Secondo quanto ricostruito, i banditi entravano con i volti coperti nelle case, anche in presenza dei proprietari, compiendo più colpi nello stesso giorno. Quando venivano scoperti non esitavano a passare alle minacce.

La banda, avrebbe utilizzato diverse auto, lasciate in luoghi strategici, in una sorta di staffetta. Le vetture cambiavano di continuo anche con l’utilizzo di diverse targhe false nella disponibilità dei delinquenti. Proprio dall’individuazione di una delle auto e dal suo monitoraggio, gli investigatori sono riusciti a risalire ai quattro e arrestarli.

 

Si indaga sulla rete di complici. Sotto i riflettori degli inquirenti la possibile rete di ricettatori che si sarebbero occupati di acquistare e rivendere il materiale sottratto.

 

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