“È stato Titò ad uccidere Fortuna”. Queste le accuse contro Raimondo Caputo, della 13enne chiamata a testimoniare ieri dal Tribunale di Napoli Nord di Aversa, nell’incidente probatorio nell’ambito delle indagini per l’omicidio di Fortuna Loffredo, la bimba di 6 anni uccisa nel 2014 al Parco Verde di Caivano.
La ragazzina, amica della maggiore delle tre figliastre di Caputo, che le avrebbe confidato come l’uomo avrebbe ucciso la bimba, davanti al gip Alessandro Buccino, al procuratore aggiunto Domenico Airoma e al pubblico ministero Claudia Maone, ha detto: «La mia amica, per due volte mi ha raccontato che era stato Titò a uccidere Fortuna. La seconda volta, mi ha anche detto che sua nonna, non ne aveva fatto mistero davanti a molte persone che prendevano il fresco nel cortile dell’isolato 3».
Durante l’incidente probatorio, Caputo ha invece accusato dell’omicidio la compagna Marianna Fabozzi, che non solo non ha reagito alle pesanti accusa di Titò ma ha ancora una volta ribadito l’assoluta innocenza dell’uomo, e la prima figlia della donna, amichetta del cuore di Fortuna. Il 44enne, in carcere con l’accusa di aver violentato e ucciso la bimba, ha detto: “Non è vero niente, non sono stato io a uccidere Fortuna, ma sono state la mia compagna e la figlia”. Accusa che aveva lanciato già in mattinata, nel corso di un interrogatorio con i magistrati della Procura di Napoli, che indagano sulla tragica morte di Antonio Giglio il figlio di Marianna Fabozzi, precipitato con modalità analoghe a quelle di Fortuna dallo stesso stabile del Parco Verde.
Per la procura di Napoli Nord di Aversa, diretta dal procuratore capo Francesco Greco, le dichiarazioni della teste 13enne costituiscono un altro importante tassello per l’impianto accusatorio, per questo sono state rigettate tutte le richieste sia dei legali della difesa che di quelle della parte civile: dalla riesumazione della salma di Fortuna alle perizie neuropsichiatriche infantili delle tre bimbe che accusano l’uomo. La Procura, al momento non ha escluso invece, di accogliere la richiesta di acquisizione delle immagini satellitari per accertare se tramite questa documentazione, è possibile individuare chi era presente quella mattina del 24 giugno di due anni fa, sul solaio dell’isolato 3 delle palazzine popolari Iacp del parco Verde di Caivano.
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