Chiuse le indagini sull’evasione di Rosa Della Corte, nota come la “Mantide di Casandrino”, la 31enne che sta scontando 18 anni di reclusione per l’omicidio del fidanzato Salvatore Pollastro, avvenuto il 4 aprile del 2003, scappò dal carcere di Lecce il 23 agosto del 2014, dopo aver usufruito di un permesso premio di sei giorni, dandosi alla fuga per due settimane. La “Mantide” fece perdere le sue tracce insieme al suo allora compagno 28enne di Muro Leccese, un cuoco conosciuto in galera con il quale aveva iniziato una relazione sentimentale. La 31enne venne rintracciata ad Anzio il 5 settembre, scoperta dai carabinieri in un appartamento di Tor San Lorenzo, sul litorale romano in compagnia di un altro fidanzato, un coetaneo rumeno.
L’inchiesta del pubblico ministero Stefania Mininni segue due strade diverse: quella che contesta ad un medico di Casandrino, il falso ideologico, è stata stralciata e trasmessa per competenza alla Procura di Santa Maria Capua Vetere, per verificare se è vero, come sostiene l’accusa, che certificò condizioni di salute gravi e non rispondenti al vero della madre della detenuta, contribuendo così a farle ottenere il permesso premio di sei giorni da trascorrere nella casa dei genitori.
L’inchiesta sui fatti che sarebbero accaduti a Lecce è invece arrivata alla fine, ed oltre alla “Mantide di Casandrino”, l’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato anche ad una sua compagna di cella 42enne, di Palermo, che deve rispondere di sostituzione di persona in concorso con la Della Corte.
La donna è accusata di essersi prestata ad eludere la disposizione del magistrato di Sorveglianza di Lecce che aveva previsto il visto di controllo sulla posta della “Mantide”, una lettera ricevuta dalla sua compagna di cella il 7 febbraio del 2015 da un detenuto napoletano, arrestato il 18 marzo del 2014 con l’accusa di aver rapinato la banca Monte dei Paschi di Siena di Tricase, avrebbe avuto come reale destinatario la Della Corte.
Rosa Della Corte, oltre al reato di evasione deve risponde anche di violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, perché avrebbe cercato di colpire con uno schiaffo una sovrintendente della polizia penitenziaria e prospettato di spaccare la cella ad un’infermiera professionale per costringerla a cambiarle terapia. Mentre, il cuoco 28enne di Muro Leccese e il successivo fidanzato rumeno non risultano indagati per favoreggiamento.