L’indagini sull’omicidio di Giovanna Arrivoli, la donna che si stava trasformando in uomo e che voleva fare il camorrista, trovata morta lunedì scorso a Melito, si tinge di un giallo sempre più intenso. Il pregiudicato fermato e ritenuto responsabile dell’occultamento di cadavere, aggravato dalla modalità mafiosa, che sarebbe stato inchiodato dalle impronte lasciate sugli attrezzi utilizzati per sotterrare la vittima e dai suoi movimenti nella zona del ritrovamento del corpo, tracciati grazie al Gps del suo cellulare, è stato scarcerato.
Il gip di Nola ha infatti, ribaltato totalmente il quadro investigativo accettando la richiesta di scarcerazione presentata dai legali dell’arrestato. Il giudice ha così annullato il fermo poiché ha ritenuto insussistenti gli indizi portati a suo carico. Per gli inquirenti però il pregiudicato sarebbe solo responsabile di occultamento di cadavere e favoreggiamento ma non l’esecutore materiale dell’omicidio, continuacosì la caccia ai killer della donna. Gli investigatori continuano a scandagliare gli ambienti del mondo della droga di Melito e in particolare il giro d’affari del gruppo scissionista Amato-Pagano che la vittima frequentava abitualmente.
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