L’inizio della vicenda

Era il 3 novembre del 2019 quando la trasmissione televisiva “Le Iene” rese noti gli abusi sessuali perpetrati da don Michele Mottola, originario di Qualiano, all’epoca sessantenne, a una bambina che aveva 11 anni: il prete dopo che i fatti divennero pubblici fu arrestato su richiesta della Procura di Aversa che lo attenzionava già dal precedente mese di maggio. “Le Iene” diffusero gli audio che, con uno smartphone, la stessa bambina aveva registrato e inviato tutto ad una coppia di coniugi che frequentava la chiesa e di cui si fidava. Da quanto ricostruito dagli inquirenti, il prete avrebbe iniziato i suoi approcci con carezze ed abbracci, per poi continuare con baci con la lingua, giungendo a “simulazioni di rapporti sessuali completi con sfregamento delle zone erogene”.

L’inviata Nina Palmieri ascoltò anche la madre e la sorella della minore, le quali hanno raccontato come l’uomo aveva conquistato la loro fiducia, convincendole addirittura che la bambina mentisse. I fatti avvennero a Trentola Ducenta dove don Mottola arrivò nel settembre 2017 per guidare la parrocchia di San Giorgio Martire, nei 17 anni precedenti aveva retto parrocchia Santa Barbara di Caivano.

La reazione della Diocesi dopo la trasmissione nel 2019

Il 4 novembre 2019 la Diocesi travolta dallo scandalo emise il seguente comunicato:

«Poiché da più parti si chiedono chiarimenti in merito alle notizie divulgate da una nota trasmissione andata in onda nella tarda serata di ieri, domenica 3 novembre 2019, riguardanti atti configurabili come abuso su persona di minore età dei quali è accusato il sacerdote Michele Mottola, la Diocesi di Aversa precisa che i fatti in questione sono già stati oggetto di intervento da parte di questa Diocesi con Decreto di sospensione immediata del sacerdote dall’ufficio di Parroco e allontanamento immediato dalla stessa Parrocchia, lo scorso 25 maggio 2019; che tale sospensione disciplinare cautelativa, in attesa di procedimento giudiziario canonico è stata emanata nel giorno immediatamente successivo alla segnalazione dei fatti; che la segnalazione di tali fatti è stata presentata da un gruppo di alcuni fedeli che a questa scopo hanno accompagnato la mamma della minore; che a seguito della segnalazione e dell’immediata sospensione del sacerdote la Diocesi ha fornito ai familiari della minore la propria collaborazione affinché fosse sporta anche regolare denuncia alle autorità giudiziarie; che attualmente al sacerdote non è permesso celebrare pubblicamente o avere contatto di tipo pastorale con nessun gruppo di fedeli; che sono in atto i procedimenti giudiziari sia canonico che civile presso i rispettivi tribunali». Nella consapevolezza che la trasmissione televisiva ha rilanciato all’opinione pubblica fatti che nel tempo rimangono come evidente e continua causa di sofferenza per le persone in essi coinvolte, la comunità cristiana della Diocesi esprime la sua speranza a ché quanto prima sia fatta chiarezza e giustizia».

Le ammissioni del prete

L’8 novembre 2019 dopo quattro giorni di reclusione nel carcere di Secondigliano don Mottola confessò quanto aveva commesso e nel settembre 2020 quando fu condannato a 9 anni di reclusione dal Tribunale di Aversa.

La ricomparsa del prete resa nota dalla law firm Sergio Cavaliere

Da allora di don Michele Mottola si erano perse le tracce, fino a quando qualche giorno fa l’avvocato Sergio Cavaliere, noto per assistere molte vittime di pedofilia clericale e che già all’epoca fu molto critico con la Diocesi ha denunciato che il prete reo confesso di atti pedofili è ricomparso durante le feste natalizie nella Cattedrale di Aversa, per la Celebrazione Eucaristica per la Chiusura del Giubileo Ordinario presieduta dal Vescovo e che lo scorso 8 ottobre 2025 il sacerdote sfilò col vescovo Angelo Spinillo e i preti della diocesi di Aversa al Santuario di Casaluce, per l’insediamento del nuovo parroco.

Dopo alcuni giorni di imbarazzato silenzio la Diocesi di Aversa ha dato una sua parziale risposta

In merito alle notizie pubblicate circa la presenza del sacerdote Michele Mottola, presbitero della diocesi di Aversa, in una celebrazione eucaristica tenutasi nella Chiesa Cattedrale, si ritiene opportuno fare alcune precisazioni. Anzitutto si rileva l’inesattezza dell’informazione riportata nell’articolo pubblicato lo scorso 30 dicembre 2025 a firma dell’Avv. Sergio Cavaliere. Per verità, infatti, va precisato, ciò che è ampiamente documentato, e cioè che la denuncia di quanto, a suo tempo, era accaduto e di cui lo stesso Rev. Mottola si era pubblicamente accusato, avvenne per iniziativa della Diocesi e che solo successivamente sono poi intervenuti gli organi di comunicazione evocati nell’articolo. Ugualmente si precisa che, successivamente, il Rev. Mottola ha espiato le pene che gli sono state comminate dal Tribunale Statale e dal Tribunale Ecclesiastico. Tanto si precisa per indicare l’azione decisa della Diocesi nel condannare il reato e ristabilire la giustizia tutelando le persone vittime e comunque coinvolte nella predetta situazione. Attualmente, per decreto del Vescovo di Aversa, il Rev. Mottola è soggetto ad una serie di restrizioni che precludono chiaramente la sua partecipazione al ministero ecclesiastico, come anche ad eventi pubblici. Nel giorno della conclusione del Giubileo, come in qualche altra eccezionale occasione precedente, il Vescovo ha ritenuto opportuno, nella prospettiva di quella speranza cristiana di penitenza e di redenzione, che in altra forma è contemplata anche negli articoli della Costituzione della Repubblica, permettere al Rev. Mottola di partecipare alla celebrazione. L’eccezionalità della possibilità concessa non annulla le precedenti restrizioni comminate allo stesso per l’esercizio del ministero sacerdotale e la Diocesi di Aversa assicura che in nessun modo viene meno l’attenzione su eventuali abusi che potessero essere commessi da qualunque altro. Allo stesso tempo il Vescovo e la Chiesa diocesana confermano stima e grato rispetto verso tutti i Sacerdoti che ogni giorno vivono con dedizione e generosità il loro servizio alla vita di ciascuna delle nostre comunità.”

La controreplica di Cavaliere aumenta l’imbarazzo della Diocesi 

E quindi, grazie alla nostra pertinacia, sappiamo che 1) don Michele Mottola ha scontato interamente la sua pena; 2) non è stato mai spretato; 3) la diocesi lo ha perdonato, al posto della vittima, e reinserito nel clero; 4) la diocesi lo fa partecipare agli eventi più solenni; 5) la famosa tolleranza zero che la Chiesa sbandiera sui crimini sessuali dei preti sono solo chiacchiere; 6) nella diocesi di Aversa hanno problemi con la lingua italiana e non distinguono i due verbi scoprire e denunciare: don Michele Mottola fu scoperto da Le Iene. La sua storia fu coperta dopo le prime indiscrezioni di stampa. Abbiamo finalmente una parte di verità. Ma a quale pena è stato condannato don Michele Mottola? La diocesi di Aversa è muta. Come funziona praticamente la “massima vigilanza” della diocesi di Aversa? Una specie di Grande Fratello dei preti pedofili?”

Di sa.pi.