Creò l’ecomostro della Resit di Giugliano, Cipriano Chianese è stato condannato a 18 anni di carcere per associazione camorristica e avvelenamento delle acque. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza a carico dell’avvocato 70enne, denominato il “re delle ecomafie”. L’imprenditore di Parete, ritenuto dai giudici l’ideatore, per conto del clan dei Casalesi, del sistema delle ecomafie e dello smaltimento illecito dei rifiuti, è stato riconosciuto responsabile del disastro ambientale della discarica Resit di Giugliano. In quell’impianto vennero fatti confluire con la regia della camorra rifiuti di provenienza lecita e illecita, in assenza di adeguate misure di controllo, determinando alla fine una situazione di gravissimo danno ambientale sul territorio.

La Suprema Corte ha confermato anche le condanne emesse in Appello per gli altri tre imputati, in particolare Filomena Menale, moglie di Chianese accusata di riciclaggio, dovrà scontare 4 anni e mezzo di galera; Remo Alfani, il primo progettista della discarica dovrà invece scontare 10 anni. Gaetano Cerci, altro noto imprenditore dei rifiuti, ritenuto uno dei più attivi nel settore delle ecomafie per conto della fazione Bidognetti, è stato condannato a 15 anni di carcere.

Determinante per accertare il grado di contaminazione della Resit, che permane ancora oggi, fu la perizia ordinata dal presidente del collegio giudicante d’appello Domenico Zeuli, che volle mettere un punto sulla situazione, dopo che in primo grado la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e le difese produssero consulenze tecniche con conclusioni totalmente differenti.

La perizia, firmata dai tecnici torinesi Silvia Bonapersona (ingegnere ambientale), Cesare Rampi (chimico) e Stefano Davide Murgese (geologo ambientale), fu depositata il primo marzo 2017, e confermò che la contaminazione del suolo sottostante è ancora in atto, visto che «le acque meteoriche – si legge nella documentazione – continuano ad infiltrarsi nel corpo delle discariche generando un percolato che continua a compromettere la qualità dell’acqua di falda».