
Dopo circa tre anni di carcere, torna in libertà don Michele Barone, l’ex prete della diocesi di Aversa, condannato in primo grado a 12 anni per lesioni e maltrattamenti su una ragazzina, avvenuti durante riti di esorcismo non autorizzati dalla Chiesa.
Ritenute insussistenti le esigenze cautelari di ogni restrizione alla libertà personale, questo quanto stabilito dalla Corte di Appello di Napoli, davanti alla quale si sta svolgendo il processo di secondo grado. La prossima udienza si terrà a settembre.
L’ex sacerdote del Tempio di Casapesenna, nel maggio 2019 fu allontanato dalla Chiesa da papa Francesco, che aveva decretato la dimissione dello stato clericale.
Dalle indagini, coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, era emerso che i genitori della 13enne si erano rivolti al prete, perché ritenevano che la piccola fosse posseduta dal demonio; per questo motivo la minore, che soffriva di problemi mentali, era stata sottratta alle cure dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, e sottoposta a diversi riti esorcistici non autorizzazione dalla Chiesa.
Il caso finì sotto ai riflettori quando la sorella della 13enne si rivolse alla trasmissione di Italia 1 “Le Iene” per denunciare la vicenda.
Insieme a Barone, condannato in primo grado a 12 anni di carcere per maltrattamenti e lesioni alla minore, erano stati dichiarati colpevoli anche i genitori, condannati (il padre a 4 anni e 6 mesi e la madre a 4 anni), dopo aver perso la podestà genitoriale, sospesa per nove anni.
Assoluzione piena, invece, era giunta per il commissario di polizia Luigi Schettino, deceduto per Covid lo scorso aprile all’età di 43 anni, perché secondo i giudici “il fatto non sussiste” dal momento che non aveva ostacolato, come da accusa, il tentativo di denuncia da parte della sorella maggiore della vittima né aveva preso parte ai maltrattamenti.
Barone intanto, accusato anche di violenza sessuale nei confronti di due donne maggiorenni, accusa per la quale i pm avevano chiesto 22 anni di reclusione, è stato assolto. L’ex prete era rimasto in carcere fino al marzo 2020, quando era stato sottoposto ai domiciliari, dove si trovava fino ad ora.
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