Le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nell’abitazione giuglianese di Pamela Andress, la 50enne transessuale che ha operato Samantha Migliore, 35 anni, morta subito dopo le prime iniezioni ricevute.

Gli agenti hanno sequestrato siringhe, bisturi e altro materiale non autorizzato che la trasgender, di professione organizzatrice di eventi e stilista, usava per i suoi interventi e trattamenti estetici.

La procura di Modena ha aperto un’inchiesta. La Andress adesso dovrà rispondere di esercizio abusivo della professione medica e della morte, come conseguenza di altro reato, oltre all’omissione di soccorso. 

Secondo gli inquirenti la brasiliana avrebbe eseguito trattamenti estetici non autorizzati per circa vent’anni. Nella sua abitazione giuglianese sono state trovate siringhe e medicine, materiale che verrà confrontato con quello usato per iniettare del silicone a casa della donna deceduta.

Samantha, da quanto è emerso, già 2 anni fa si era sottoposta allo stesso trattamento sempre affidandosi a Pamela. La transessuale giovedì scorso si sarebbe presentata a casa della donna con un kit fatto di siringhe, una tanichetta e alcune vaschette di alluminio. Dopo l’intervento, costato circa 1.200 euro, la 35enne è morta nonostante i soccorsi chiamati dal marito. La giovane donna lascia 5 figli.

Pamela Andress, che inizialmente si è allontanata dall’abitazione di Samantha Migliore, quando quest’ultima si è sentita male, si è poi costituita. 

«La mia assistita è sconvolta, e non è vero che è fuggita. Quando la signora si è sentita male era lì, anche quando è stata chiamata l’ambulanza, si è allontanata solo dopo. Poi ha letto su internet che la signora era deceduta e allora si è andata a costituire», ha dichiarato l’avvocato Francesco Andriulli.

Sia l’indagata che il neo marito della 35enne hanno nominato, attraverso i loro legali, dei propri consulenti per partecipare all’esame autoptico irripetibile, effettuato oggi presso l’istituto di Medicina legale di Modena.

L’autopsia, durata oltre quattro ore, ha rivelato la presenza nel corpo della giovane di un impressionante quantitativo di silicone. Si attende adesso l’esito degli accertamenti tossicologici e istologici per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.

Già dai primi riscontri sul corpo della vittima, a seguito di un esame esterno e uno macroscopico, non era stata esclusa l’ipotesi che il materiale fosse stato inoculato in un vaso sanguigno causandone il decesso in pochissimo tempo.