Il tritolo sequestrato nei giorni scorsi a Gioia del Colle, doveva essere utilizzato per un attentato al Procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo. Era stato organizzato un atto terroristico paragonabile a quelli di Falcone e Borsellino. Il mezzo chilo di esplosivo potentissimo è stato rinvenuto nascosto sotto un albero situato di fronte all’ingresso della casa di campagna di Amilcare Monti Condesnitt, arrestato assieme ad altre quattro persone.
A rivelare l’organizzazione dell’agguato a Colangelo, che abita a Gioia del Colle, da quando ha iniziato la sua attività come pretore, è stato un pentito della Sacra corona unita, originario di Napoli, che in carcere ha avuto contatti con alcuni camorristi della Campania. Dalle rivelazioni del collaboratore di giustizia sono emersi i racconti dei criminali, i quali parlavano di una punizione esemplare da infliggere a Colangelo, per castigarlo dei colpi inferti dalla Procura alle diverse organizzazioni criminali.
Le inchieste del Procuratore hanno infatti, assestato un duro colpo alla criminalità organizzata portando in carcere tanti boss della Camorra. Colangelo si è occupato anche dell’inchiesta “Medea” che ha scoperchiato lo stretto legame tra politica, imprenditoria, forze dell’ordine e camorra. In particolare sono stati messi in luce le attività di politici, ritenuti collusi con il clan capeggiato dal boss Michele Zagaria.
Sulla vicenda indaga il pubblico ministero, Roberto Rossi, che ha condotto l’inchiesta sul tritolo rinvenuto a Gioia del Colle. Da quanto è emerso, i camorristi che seguivano gli spostamenti del Procuratore, avevano scelto Gioia del Colle come luogo per l’agguato, perché differentemente da Napoli, le protezioni erano più blande. Nei giorni scorsi le Procure di Napoli e Bari hanno fatto il punto sulla sicurezza di Colangelo ed hanno potenziato la sua scorta.