
Il gruppo guidato da Michele Zagaria detto “capastorta”, è ancora operativo a distanza di 14 anni dall’arresto dell’ex latitante avvenuto il 7 dicembre 2011 in un bunker sotterraneo situato in via Mascagni, a Casapesenna.
A precisarlo è la settima sezione della Corte di Cassazione, che ha rigettato il reclamo del capoclan contro la proroga del regime del 41bis.
La Corte di legittimità ha confermato il provvedimento del tribunale di Sorveglianza di Roma, che ha ribadito “l’elevatissimo spessore criminale” del boss del clan dei casalesi, che sarebbe ancora il “capo assoluto della cosca omonima, ancora operativa”.
L’istanza presentata dalla difesa di “capastorta”, basata sulla presunta violazione di norme costituzionali e convenzionali, e sulla dichiarazione di dissociazione dal gruppo camorristico, resa nel 2018, e una successiva assoluzione nel 2022 (era accusato di aver dato ordini al clan dalla prigione) fossero elementi sufficienti per escludere la sua pericolosità sociale.
I giudici hanno invece rigettato quest’istanza, ribadendo che la dissociazione, per essere rilevante, deve tradursi in comportamenti concreti e non in mere dichiarazioni di intenti.
La decisione è stata presa dalla Suprema corte il 20 febbraio, mentre le motivazioni sono state rese note la scorsa settimana.
Con l’inammissibilità del ricorso, Zagaria è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3mila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Published and edited by Ester Pizzo