Questa mattina è iniziato il processo per la morte dell’agente di Polizia Pasquale Apicella, che perse la vita nella notte tra il 26 e il 27 aprile, nel tentativo di fermare l’auto dei rapinatori a calata Capodichino.

Gli imputati, quattro rom tra i 23 e 40 anni, residenti nel campo di Giugliano, hanno avanzato richiesta di abbreviato per la rapina e altri reati minori.

I quattro sono ritenuti responsabili di due tentati furti in banca in rapida successione, prima a Casoria e subito dopo in Via Minichini, a Napoli. Diverso il discorso per l’omicidio: il 23enne, infatti, non era presente all’interno della vettura.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, dopo i colpi, il giovane fece ritorno al campo rom a bordo di un autobus.

Quella notte, la banda di ladri per scappare aveva imboccato contromano Calata Capodichino, a fari spenti e a velocità folle. Alla guida, secondo gli investigatori, ci sarebbe stato il 40enne.

La pattuglia del commissariato di Secondigliano stava intervenendo in supporto dei colleghi quando le due automobili si sono scontrate. Gli indagati hanno sostenuto di aver cercato di evitare l’impatto, finendo sullo spartitraffico in cemento e poi colpendo la volante all’altezza del faro anteriore sinistro. L’agente Pasquale Apicella morì sul colpo.

Durante la fuga, i rapinatori avevano anche lanciato una ruota di scorta contro un’auto di  pattuglia che li stava inseguendo. Due del gruppo furono bloccati subito dopo l’incidente, rimasti incastrati tra le lamiere, mentre gli altri due finirono in manette due giorni dopo.

«Credo nella giustizia italiana. Come mio figlio. Lui credeva nello Stato ed è morto per questa idea di giustizia, facendo il proprio lavoro». Queste le parole di Annunziata Voccacciaro, mamma dell’agente Apicella.

Oggi dinanzi alla terza assise, i genitori e la moglie del poliziotto hanno deciso di costituirsi parte civile.

 

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