Un sistema di sfruttamento brutale, che riduceva in condizioni di semi-schiavitù decine di braccianti agricoli tra Villa Literno e Mondragone, è stato smantellato all’alba di oggi, mercoledì 7 ottobre 2026. I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, coadiuvati dai militari del Comando Provinciale, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP nei confronti di quattro persone, accusate a vario titolo di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Gli indagati complessivi nell’inchiesta sono otto.
Turni estenuanti e paghe da fame

Le indagini, coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e durate oltre due anni, hanno portato alla luce la drammatica realtà quotidiana a cui erano sottoposti i lavoratori, per lo più cittadini extracomunitari irregolari di nazionalità indiana e pakistana. I braccianti venivano costretti a lavorare fino a 14 ore al giorno, sette giorni su sette, senza alcuna tutela sindacale, ferie, visite mediche o dispositivi di sicurezza, e in totale assenza di servizi igienico-sanitari sui campi.
Il compenso per la raccolta dei prodotti ortofrutticoli era misero: appena 80 centesimi o un euro e mezzo per ogni cassetta riempita. In alternativa, la paga oraria oscillava tra i 3 e i 4 euro, arrivando a un fisso di soli 30 euro giornalieri per i lavoratori di recente reclutamento. Ai braccianti era inoltre imposto il divieto assoluto di utilizzare i telefoni cellulari durante le ore di servizio, una misura applicata dai caporali per impedire che potessero fotografare i campi o chiedere aiuto.
Il sistema di reclutamento e la svolta nelle indagini

Il meccanismo era collaudato: ogni mattina i caporali agganciavano i lavoratori direttamente in strada, radunandone fino a 70 o 80 contemporaneamente. Venivano poi ammassati a bordo di furgoni fatiscenti e privi delle elementari norme di sicurezza stradale per essere distribuiti nelle diverse aziende agricole della zona.
La svolta nelle indagini è arrivata grazie al coraggio di alcuni braccianti che, esasperati dalle condizioni disumane, hanno deciso di denunciare i propri sfruttatori. Per proteggerli da ritorsioni e garantire la loro incolumità, gli inquirenti li hanno immediatamente inseriti in programmi di assistenza e trasferiti in località protette.

Di red