Sette anni di carcere per il principale responsabile del terribile incidente successo quattro anni fa sulla Milano-Napoli e costato la vita a ben tre incolpevoli giovani: Antonio Esposito, 28 anni, di Afragola (Na), la fidanzata Maria Notaro, 23, di Piazzolla di Nola (Na), e Arcangelo D’Afflitto, 23 anni anche lui, di Afragola; ulteriori due anni per un altro automobilista che ha contribuito ad aggravare il tragico bilancio. I due imputati sono stati condannati anche al risarcimento dei danni subiti dalle parti civili costituite, nella misura, rispettivamente, del 70 e del 30 per cento, e al pagamento delle spese processuali. Questa la pesante sentenza pronunciata mercoledì 10 maggio 2023, all’esito dell’ultima udienza del processo e della successiva camera di consiglio, dal collegio “A” della prima sezione penale del Tribunale di Aversa presieduto dal Luigi Buono. Non basterà a restituire i loro cari, ma quanto meno è stata resa giustizia ai familiari delle tre vittime, quelli di Antonio Esposito assistiti da Studio3A-Valore S.p.A.
I giudici hanno ritenuto colpevole del reato di omicidio stradale, con l’aggravante di aver causato più vittime, condannandolo appunto alla pena di sette anni di reclusione, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, M. M., 45 anni, di Napoli, il conducente della Mercedes 190 D che, poco prima delle 3 di notte dell’8 aprile 2019, sulla Autostrada A1, tra Acerra, Afragola e il bivio con l’A16, in direzione Roma-Napoli, all’altezza del km 752+160, ha scatenato l’inferno.
L’oggi quarantacinquenne, per citare la richiesta di rinvio a giudizio, “sopraggiungendo a una velocità di 130 km/h, in un tratto dove il limite è 100 km/h e senza illuminazione, per negligenza, imprudenza e imperizia e in violazione degli art. 141 co. 1, 2 e 3 (sull’obbligo di regolare la velocità, ndr), 140 co. 1 (sul dovere di non costituire pericolo e intralcio alla circolazione, ndr) e 142 co. 1, 2 e 9 bis (sui limiti di velocità, ndr) del Codice della Strada”, ha inspiegabilmente tamponato con violenza la Nissan Micra dove erano trasportate le tre vittime e condotta da E. D. M., 25 anni, di Crispano (Na), che stava procedendo sulla corsia centrale e a velocità moderata, stimata in 79 km all’ora. Un impatto tremendo che, in particolare, è stato fatale a Maria Notaro. Le due vetture, in fase di sbandamento, si sono urtate più volte tra loro e la Micra è stata scaraventata contro il new jersey di destra con una forza tale da provocare il distacco della portiera posteriore sinistra e da sbalzare fuori dall’abitacolo la ventitreenne, che era seduta sul sedile dietro sul lato sinistro e che è morta sul colpo.
Ma purtroppo è stato solo l’inizio perché l’utilitaria, dopo l’urto con il new jersey, è stata rimbalzata all’interno della careggiata attraversandola tutta da destra a sinistra e fermandosi appunto nella corsia di sinistra con il muso rivolto nel senso opposto di marcia, e qui è stata centrata da altre vetture che sopraggiungevano: i veicoli convolti nel drammatico incidente alla fine saranno in tutto sei. Determinante, in particolare, l’urto causato dalla Lancia Y condotta da M. D., 26 anni, di Volla (Na), che è piombato sulla parte anteriore della piccola vettura facendola ri-carambolare al centro della carreggiata e poi colpendola sulla fiancata sinistra. In seguito a quest’ulteriore schianto anche Antonio Esposito, che era seduto sul sedile posteriore sul lato destro, è morto all’istante, mentre Arcangelo D’Afflitto ha riportato politraumi così gravi da non riuscire a sopravvivere: spirerà dopo tre giorni di agonia all’ospedale. Anche al ventiseienne la Procura aveva contestato la condotta negligente, imprudente e imperita e la violazione degli art. 141 co. 1, 2, e 3 del codice della Strada e i giudici lo hanno ritenuto colpevole, condannandolo alla pena di due anni, con la sospensione condizionale subordinata allo svolgimento dei lavori di pubblica utilità.
Il Tribunale di Aversa ha invece assolto per non aver commesso il fatto gli altri due automobilisti che erano stati rinviati a giudizio, il conducente dalla Nissan, l’unico sopravvissuto tra gli occupanti di quella vettura distrutta, e il guidatore di un’altra delle macchine che avevano colpito in seconda battuta l’utilitaria.