L’indagine della Dda di Bari, denominata ‘In Daunia Venenum’ sul traffico di rifiuti provenienti dalla Campanai e diretti in Puglia, ha portato all’arresto di 14 persone (5 in carcere e 9 ai domiciliari), fra politici, imprenditori, dipendenti di un impianto di compostaggio e di una azienda di trasporti, oltre ad un dirigente dell’Arpa Puglia. Per altre cinque persone sono state emesse misure cautelari di obbligo e divieto di dimora. In totale, sono 42 le persone indagate.
Secondo l’accusa gli indagati avrebbero smaltito illecitamente rifiuti speciali provenienti dalla Campania nei terreni del Foggiano e, per eludere i controlli dell’Arpa avrebbero pagato tangenti ad un funzionario. A fare da intermediari, consegnando personalmente il denaro, sarebbero stati tre politici locali, ex amministratori dei comuni di San Severo e Barletta. I fatti contestati dalla procura barese risalgono agli anni 2010-2014 e riguardano nello specifico lo sversamento illecito di circa 100.000 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, tra fanghi di depurazione, scarti di lavorazione di alimenti, animali macellati, oltre a plastica e pneumatici.
Nei confronti delle due società coinvolte, la Lufa Service di San Severo e la Pulitem di Casalnuovo di Napoli, e di alcuni indagati, sono stati eseguiti sequestri di beni per 9,3 milioni di euro. “Il ciclo non è stato mai rispettato – ha confermato agli inquirenti un dipendente della Lufa anche lui tra gli indagati – e l’impianto accettava più del doppio dei rifiuti consentiti” ma ogni sera venivano “stracciati i documenti di trasporto” per non lasciare tracce sui rifiuti in entrata e in uscita. “Questo permetteva di smaltire enormi quantità di rifiuti in ogni sito – ha ammesso il lavoratore – tanto da innalzare i terreni coltivati anche di diversi metri”.