invalsi“I test costano un euro a studente, tutto compreso: meno che negli altri paesi europei (…)”. Questa provocatoria affermazione, riportata dal Corriere della Sera venerdì 13 maggio è di Roberto Ricci, un dirigente dell’Invalsi. Un ente ed una carica chissà perché molto cari alla politica. L’affermazione è provocatoria perché il costo irrisorio di cui Ricci si vanta è dovuto al fatto che il carrozzone Invalsi, pagato con soldi pubblici, adotta un principio tanto semplice quanto incivile: pretendere prestazioni gratuite da persone che con l’Invlasi non hanno mai sottoscritto alcun rapporto di lavoro, né ricevuto alcun mandato professionale. Spesso quelli che si rifiutano di adeguarsi a questo andazzo, tacitamente ricattatorio e minaccioso, pur non essendo dipendenti dell’Invalsi subiscono ritorsioni disciplinari dai loro superiori. Sono decine i casi di docenti vessati dai loro dirigenti scolastici, molti di questi così facendo si rendono complici di un comportamento indecente se non penalmente perseguibile.

Chi impone alla gente di lavorare gratis certamente non sta nella legalità, altro che scuola quale modello educativo in questo caso siamo alla scuola come esempio di illegalità. Reclutare manovalanza (a questo sono ridotti i docenti) per lavorare sotto minaccia e gratis per un soggetto, con il quale non si ha alcun rapporto di lavoro, si chiama caporalato. Il reato di violenza privata è sanzionato dal codice penale.

L’Invalsi pnon spende nulla per il lavoro di data entry delle sue prove, molto farraginoso, perchè esso  viene scaricato impropriamente sulle scuole e i loro dipendenti. Gli istituti a loro volta per non andare incontro a grane, in molti casi cercano di metterci una pezza remunerando il lavoro preteso dall’Invalsi con il Fondo d’Istituto (l’art. 88 del CCNL comparto scuola prevede che si possa pagare con questa risorsa chi si occupa di “particolari prove di valutazione), in molte scuole si è anche diffusa la pratica del recupero orario delle prestazioni rese all’Invalsi.

Chissà se il Signor Ricci nel quantificare il costo di un euro ad alunno per ogni prova ha anche conteggiato queste spese.

Nel frattempo laddove venga preteso di lavorare gratis per l’Invalsi, che potrebbe tranquillamente appaltare il lavoro di data entry ad una ditta o farlo fare ai suoi dipendenti, non resta altro che denunciare alla Procura della Repubblica chi ci intima di lavorare gratis.

Salvatore Pizzo
Coordinatore della Gilda Unams di Parma e Piacenza

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