Una pala d’altare della cattedrale di Aversa, grazie alle ricerche dell’Associazione “In Octabo” è stata restituita al pittore grumese Santolo Cirillo. Tre anni fa, il 5 marzo 2013, durante l’inventario delle opere d’arte del Duomo, i membri dell’Associazione esaminando con attenzione la pala d’altare del transetto destro,
una tela di grandi dimensioni raffigurante il “Martirio di San Sebastiano”, trovarono una firma e una data mai notate da nessuno in precedenza: S. CIRILLO 1752. Era creduto un dipinto di Paolo de Majo: è questa l’attribuzione corrente in tutte le guide e i saggi che si sono finora occupati della decorazione pittorica della Cattedrale, ma l’evidenza oggettiva della firma, confermata dall’analisi stilistica, ha consentito di escluderlo con certezza e adesso “In Octabo” ha voluto renderlo noto a tutti. Si tratta in realtà dell’ultima opera datata del pittore grumese Santolo Cirillo, commissionata verosimilmente da Filippo Nicolò Spinelli, vescovo di Aversa dal 1735 al 1761.
L’AUTORE. Seguace di Francesco Solimena e Paolo de Matteis, Santolo Cirillo (Grumo Nevano 1689-1755) non è molto noto oltre la cerchia degli specialisti del Settecento napoletano. Presso i contemporanei godette però di discreta fama, testimoniata dalle prestigiose collocazioni delle sue opere, presenti non solo nella basilica di S. Tammaro nella natìa Grumo Nevano, ma anche nelle più importanti chiese napoletane, Napoli (Cattedrale, basilica di S. Restituta, Curia arcivescovile, S. Paolo Maggiore, S. Caterina a Formiello, S. Maria Donnaregina Nuova, ecc.) e nel resto del Regno. Infine, una curiosità: Santolo era lo zio paterno di Domenico Cirillo, celebre medico e naturalista, martire della Repubblica Napoletana del 1799.
ICONOGRAFIA. Il martire è raffigurato spogliato delle vesti, legato a un tronco d’albero e accasciato su una roccia, in una posa che richiama la tipica iconografia della “Pietà”. È evidente l’intento del pittore di rappresentare Sebastiano come un “alter Christus”, cioè come colui che segue le orme di Cristo fino all’estremo sacrificio di sé. Anche l’affollata composizione è mirata a istituire un parallelo tra Sebastiano e Gesù: come nell’iconografia della Crocifissione di Cristo, infatti, l’evento della “passione” del martire romano cade nell’indifferenza di gran parte degli astanti. Non è un caso, poi, che anche qui, come sul Calvario, siano delle “pie donne” a mostrare la maggiore partecipazione emotiva.
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