Una chiesa del Santissimo Salvatore gremita di persone ha accolto, venerdì 9 ottobre, don Carlo Aversano per la presentazione del suo libro-diario Restare sulla breccia. Parroco a Casal di Principe (Il Pozzo di Giacobbe, 2026). Un incontro intenso, nel quale il parroco emerito ha ritrovato la propria comunità attraverso le pagine che raccontano i suoi 44 anni di ministero sacerdotale a Casal di Principe.
Dopo i saluti di don Vincenzo Garofalo, parroco del Santissimo Salvatore, e di Ottavio Corvino, sindaco di Casal di Principe, a dialogare con l’Autore sono stati don Vincenzo Marfisa, vicario episcopale per il Clero della Diocesi di Aversa, che ha tracciato il profilo sacerdotale di don Carlo; il filosofo Giuseppe Limone, che ha definito il libro un “Vangelo in uscita” sottolineandone il coraggio della mitezza; Marisa Diana, presidente dell’associazione Polisidee, che ha ricordato i tanti anni di impegno parrocchiale al fianco del sacerdote; e il Vescovo di Aversa Angelo Spinillo, che ha richiamato la figura di un giovane don Peppe Diana, allora collaboratore parrocchiale del Santissimo Salvatore.
A moderare l’incontro è stato Angelo Cirillo, presidente del Centro Turistico Giovanile Albanova, che nell’introduzione ha ricordato l’esperienza di quella “Chiesa in uscita ante litteram” vissuta dai sacerdoti della zona pastorale di Casal di Principe tra gli anni Ottanta e Novanta. A scandire i racconti, dando voce alle scene del libro e ai personaggi che attraversano la memoria di don Carlo, sono state le letture di brani scelti affidate a Chiara Diomaiuto e Antonio Ciccarelli, del Centro Turistico Giovanile Albanova, e a Raffaele Corvino e Mariarosaria Bianco, dell’Azione Cattolica parrocchiale. Gli interventi sono stati accompagnati dalla musica del maestro Antonio Iaiunese.
Nel corso della serata, tanti cittadini hanno ritrovato nelle pagine del libro frammenti della propria storia e di quella della comunità. Il racconto di don Carlo ha attraversato quasi mezzo secolo di vita di Casal di Principe restituendo le trasformazioni sociali, culturali e religiose di un territorio di cui il sacerdote è stato testimone diretto. Restare sulla breccia si è così rivelato non soltanto il diario di un’esperienza sacerdotale ma anche una testimonianza della storia recente della città, affidata alla memoria di chi l’ha vissuta quotidianamente. Una storia nella quale la vita della parrocchia si intreccia con quella della comunità, con le sue difficoltà, le sue ferite e le sue speranze.