Una sovraesposizione mediatica che per motivi commerciali è stata fornita a qualche autore, ha portato molti a credere che solo uno, che peraltro è uno scrittore e non un giornalista, fosse finito nel mirino della criminalità. In Italia sono ben 148 i giornalisti che nel biennio 2009 – 2010 hanno ricevuto minacce, intimidazioni o subito violenza fisica dalle organizzazioni criminali, un numero doppio rispetto al triennio 2006-2008.
I dati sono forniti dal Rapporto 2010 di “Ossigeno”, l’osservatorio sui cronisti sotto scorta e sulle notizie oscurate in Italia con la violenza, promosso da Federazione nazionale della stampa e Ordine nazionale dei giornalisti insieme con Libera informazione, Unione nazionale cronisti italiani e Articolo 21. In molti casi si tratta di gente che lavora in piccole realtà di provincia, che non ha alle spalle uno staff che fa della pubblicità l’anima del commercio, si tratta di cronisti che semplicemente e coraggiosamente, raccontano la realtà dei luoghi in cui sono chiamati a svolgere la loro mansione. Non si atteggiano a paladini dell’anticamorra, sono degli autentici operai dell’informazione che senza le super scorte e lontano dai riflettori rischiano veramente la pelle. Il rapporto è stato presentato a Napoli, nella sede del Mattino, nell’ambito delle iniziative per il premio Giancarlo Siani, alla presenza di Alberto Spampinato, direttore dell’Osservatorio, Roberto Natale, presidente della Fnsi, Lirio Abbate, Arnaldo Capezzuto, Rosaria Capacchione. Secondo le stime di “Ossigeno”, sono 68 in totale i casi di minacce e intimidazioni denunciati (53 nel periodo gennaio 2009-marzo 2010, monitorato dal rapporto, più 15 dopo la chiusura dell’indagine), contro i 61 del rapporto precedente; 43 quelli di intimidazioni individuali (erano 52), 24 le minacce collettive (erano 9 nel 2006-2008); 13 le aggressioni fisiche (16 nel rapporto precedente), 10 i danneggiamenti (contro gli 8 del biennio 2006-2008). Quanto alla modalità delle minacce, 28 sono state perpetrate via lettera e telefono (erano 17 nel rapporto precedente), 2 via web, 14 per via giudiziaria (contro le 15 del biennio 2006-2008). La maggior parte dei casi è stata registrata in Calabria; seguono Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia, Puglia, Basilicata, Piemonte ed Emilia Romagna.
Salvatore Pizzo