Da lunedì 14 aprile il Centro per l’impiego di via Pommella è chiuso. Ufficialmente per la necessità di effettuare lavori urgenti. La chiusura obbliga gli utenti a raggiungere le sedi di Caserta se residenti ad Orta di Atella, Sant’Arpino, Gricignano, Cesa e Casaluce, Santa Maria Capua Vetere se residenti a Carinaro e Teverola,
Casal di Principe se residenti ad Aversa, Parete, Trentola Ducenta e Lusciano, creando una situazione di disagio che interessa anche il personale che è stato suddiviso nelle tre sedi alternative. Fin qui la comunicazione affissa alla porta d’ingresso del centro per annunciare lo stop che dovrebbe durare due mesi, il tempo necessario ad effettuare i lavori. Ma saranno davvero due mesi o l’annuncio è solo un modo per distogliere l’attenzione da altri problemi che avrebbe la struttura che sarebbe priva dei requisiti necessari per ospitare un ufficio pubblico, a partire dalla non rispondenza di quelli richiesti dal bando che ne permise l’acquisto da parte della Provincia, cosa denunciata fin da luglio 2012 dal presidente della commissione comunale controllo e trasparenza Salvino Cella? Una tesi che ha destato l’attenzione del primo cittadino che, a seguito di un intervento dei tecnici dell’azienda sanitaria locale teso a verificare l’idoneità della struttura all’attività cui è destinata, ha interessato la Procura trasmettendo gli atti relativi alla realizzazione e all’uso dell’immobile. Oggetto dell’attenzione delle forze dell’ordine sarebbe il cambio di destinazione d’uso dell’immobile ristrutturato per essere abitazione e trasformato in ufficio ad uso pubblico che, ad oggi, non avrebbe ancora ottenuto dall’Asl l’agibilità igienico sanitaria. Una anomalia che non sarebbe l’unica presente. Secondo i tecnici comunali dopo l’eventuale cambio di destinazione da uso privato a pubblico, e specificamente per uffici, la struttura avrebbe necessità di ottenere anche la certificazione di collaudo statico e quella di sicurezza da parte dei vigili del fuoco. Certificazioni che per gli edifici ad uso pubblico richiedono vengano soddisfatte condizioni differenti da quelle a cui sono tenuti gli edifici ad uso privato, anche se destinati ad ospitare uffici. Inoltre c’è chi fa rilevare che essendo l’edificio nel centro storico ed essendo di tipo tradizionale la ristrutturazione doveva essere effettuata sia nel rispetto degli articoli 8, 24 e 25 del piano di recupero, che detta le regole tecniche per la ristrutturazione e i cambi di destinazione nel centro storico, sia nel rispetto dell’articolo 18 del piano regolatore della città. Quanto alla vicenda specifica del cambio di destinazione c’è chi, da addetto ai lavori, ricorda che pur essendo stato ristrutturato per ospitare abitazioni private era stata già realizzata una suddivisione interna degli ambienti finalizzata a rendere l’edificio utilizzabile per uffici. Cosicché, a lavoro concluso, era bastata una semplice autocertificazione per cambiare la destinazione d’uso. Un passaggio burocratico che non richiederebbe controlli da parte dell’amministrazione municipale perché l’atto è previsto dalla legge quando non si effettuano lavori che modificano il progetto originale. Il solo controllo dovuto in questi casi è quello dell’Asl competente per territorio e il controllo per l’immobile di via Pommella c’era stato 17 dicembre 2007. Con protocollo 2059 l’Unità di Prevenzione Collettiva del Dipartimento di Prevenzione Ambito Aversa scriveva che l’edificio “composto da 18 vani legali risponde ai requisiti richiesti dalle LL. SS. in vigore per essere adibito ad uso ufficio”, naturalmente di tipo privato. Poi lo stabile fu venduto alla Provincia che lo ha adibito ad ufficio pubblico, effettuando modifiche strutturali, come la copertura della cassa scale e degli accessi, che avrebbero imposto un nuovo controllo per ottenere dall’Asl un nuovo parere di agibilità ed idoneità all’uso, oltre alle certificazioni di staticità e antincendi, la stipula di una convenzione tra Provincia e Comune e il pagamento di oneri. Tutte cose che non sarebbero avvenute. Come non sarebbero stati realizzati i lavori necessari ad eliminare gli ostacoli alla concessione del parere favorevole dell’Asl indicati nel verbale redatto dai tecnici dell’azienda sanitaria locale che effettuarono un nuovo controllo nell’agosto 2012 a seguito del quale, il 4 ottobre 2012, il sindaco Sagliocco ordinò all’ente proprietario l’esecuzione dei lavori indicati dall’Asl, concedendo 60 giorni per l’effettuazione preannunciando, in caso di inadempienza, la denuncia all’autorità giudiziaria ai sensi dell’articolo 650 del codice penale. Una storia complessa che lascia spazio all’ipotesi che la chiusura potrebbe durare molto più di un paio di mesi.
ANTONIO ARDUINO
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