aversano fiero di esserlosunUn “cazzottone” filo casertano sferrato in pieno volto proprio nel giorno di Pasqua dal decano dei giornalisti aversani non ce lo aspettavamo, poi è ancora più grave che esso arrivi dalle colonne del periodico Nero Su Bianco, il quale fino ad oggi si era ritagliato un certo ruolo come un baluardo dell’Aversanità.

L’orgoglio aversano è un ottimo antidoto contro certi urticanti atteggiamenti pro casertani, smisuratamente amplificati da troppi decenni grazie ai molti maggiorenti aversani che goffamente riconoscono a Caserta lo status di “nostro” capoluogo”. Eppure si tratta solo un’imposizione subita in nome della legge in danno della nostra millenaria storia, che dovrebbe avere ben altri orizzonti nazionali ed internazionali. Purtroppo abbiamo la colpa di esprimere una classe dirigente che ha come faro quell’agglomerato sviluppatasi intorno al Palazzo Reale. De Angelis ha usato toni entusiastici nei confronti di coloro che vogliono appioppare la denominazione “Caserta” alla nostra Università: un’esigenza che potrebbe essere risolta diversamente, basta eliminare quell’inutile entità denominata “Provincia di Caserta”, così facendo da quelle parti non avvertirebbero l’esigenza di ricercare occasioni vanesie per atteggiarsi “a città capoluogo”. Ogni tanto viene a galla questo continuo lobbing casertano, finalizzato ad appropriarsi ciò che non gli appartiene né per diritto né per storia. Dare il nome “Caserta” alla SUN che sta per Seconda Università agli Studi di Napoli (che fino a prova contraria è una metropoli di rilievo mondiale) si rivela estremamente riduttivo per le città di Aversa, Santa Maria Capua Vetere e Capua, che hanno una storia e un trascorso di rilievo nazionale ed internazionale. Se a questi casertani non piace il riferimento toponomastico a Napoli, potrebbero consolarsi con il fatto che SUN significa “sole” in inglese, così potrebbero vantare una denominazione internazionale. E’ semplicemente ridicolo il maldestro tentativo di svincolarsi da un provincialismo napoletano per rinchiudersi in un provincialismo casertano: in Italia ci sono oltre 8mila comuni, questa fissazione di certi aversani proprio per Caserta appare di difficile spiegazione. Pretendono di dare sfogo alla vanità casertana riducendo importanti sedi della conoscenza, in succursali o gregarie di una città capofila che si autoproclama tale. Se realmente si intende dare alla “SUN” un nome e un volto nuovo appare evidente che bisogna volare in alto e Caserta, che piaccia o no, in questa prospettiva non è utile a chi essendo nato ad Aversa ovviamente non è “di Caserta”. Anzi gli enti locali dell’Atellano, dell’Aversano e del Casalasco e della più ampia conurbazione Aversano – Giuglianese (la confinante Giugliano “Liternum” è la terza città della Campania) potrebbero dare un segnale, eliminando dagli atti la dicitura “Provincia di Caserta”, limitandola allo stretto necessario per non incorrere in violazioni di legge.

Salvatore Pizzo

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