Una recente decisione del Comune di Bologna è destinata a creare un precedente significativo per quanto riguarda la comunicazione pubblicitaria nel nostro Paese. Gli amministratori della città felsinea hanno detto “no” a immagini volgari, violente o sessiste nelle pubblicità affisse nella città, lo hanno fatto modificando il “Regolamento per l’applicazione dell’imposta di pubblicità e per l’effettuazione del servizio

delle pubbliche affissioni”, approvato con una delibera del Consiglio comunale che risale allo scorso 17 novembre, che peròè passata in sordina nonostante costituisca un precedente forse unico in Italia. A Bologna nei contratti aventi ad oggetto la gestione di impianti pubblicitari verrà inserita un’apposita clausola che impone al contraente di accettare – e di far accettare agli inserzionisti pubblicitari che utilizzino quell’impianto – il Codice di Autodisciplina Pubblicitaria e i principi in esso espressi in materia di dignità delle persone; la sottoscrizione di analoga clausola sarà richiesta ai committenti di una pubblica affissione. In pratica sarà vietato esporre ed affiggere pubblicità che contengono affermazioni o rappresentazioni di violenza fisica o morale o tali che, secondo il gusto o la sensibilità dei consumatori, debbano ritenersi indecenti, volgari o ripugnanti. Si legge in una nota del Comune di Bologna: “La pubblicità inoltre non deve offendere le convinzioni morali, civili e religiose dei cittadini e deve rispettare la dignità delle persone in tutte le sue forme ed espressioni evitando ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere”. Resta comunque un dubbio, con quale metro si riterrà un’immagine o un’affermazione “volgare”, “indecente”, “ripugnante” o “immorale”.  La sottoscrizione delle clausole introdotte dal Comune di Bologna consente un intervento diretto dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) nella gestione di segnalazioni relative ad esposizioni pubblicitarie, lesive dei principi sanciti nel Codice di Autodisciplina, infatti resta il fatto che simili esposizioni pubblicitarie – se non abusive – non sono direttamente contestabili dal Comune, non ci sono norme che lo permettono, tutt’al più potrebbero diventare oggetto di denuncia solo qualora integrino l’ipotesi di un reato. L’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, di cui fanno parte su base volontaria tutti i grandi operatori del settore, opera in Italia dal 1996 con lo scopo di affermare una comunicazione commerciale sempre più “onesta, veritiera e corretta”. Questo avviene attraverso l’applicazione del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, protocollo che tutti gli operatori si impegnano volontariamente a rispettare. Per regolare questa materia già nel marzo 2014 ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) e Istituto Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) hanno siglato un Protocollo d’Intesa. affinché i pubblicitari ed i loro clienti adottino modelli di comunicazione commerciale che non contengano immagini o rappresentazioni di violenza contro le donne o che incitino ad atti di violenza sulle donne, tutelino la dignità della donna, rispettino il principio delle pari opportunità e diffondano valori positivi sulla figura femminile, siano attenti alla rappresentazione dei generi, rispettosi dell’identità di uomini e donne, evitando il ricorso a stereotipi di genere.

Salvatore Pizzo

(www.padaniaexpress.com)