La Procura di Roma ha chiesto ha chiesto il rinvio a giudizio per otto persone a vario titolo coinvolte nel caso Marrazzo, tra loro anche quattro carabinieri di cui uno è Antonio Tamburrino, di Parete: a lui viene contestato di aver avuto un ruolo nel tentare di vendere ai giornali di gossip le immagini compromettenti dell’ex governatore del Lazio con un transessuale. Nel video si noterebbe
anche della cocaina, sostanza fornita al transessuale da un pusher, di cui poi gli stessi carabinieri si impossessavano senza farne regolare verbale di sequestro. I reati contestati a seconda delle singole posizioni sono: associazione per delinquere, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, omessa denuncia di reato, falso ideologico, calunnia, perquisizione arbitraria, rapina, violazione di domicilio, concussione, interferenza illecita nella vita privata, favoreggiamento, ricettazione, omicidio volontario premeditato aggravato dall’uso di sostanze venefiche. La vicenda è scaturita da un blitz del 3 luglio 2009 in un monolocale in via Gradoli dove Marrazzo stava incontrando Natalie. L’incursione sarebbe stata compiuta dai carabinieri all’epoca in servizio nella compagnia “Trionfale”: Nicola Testini, Luciano Simeone, Carlo Tagliente (successivamente arrestati), i quali avrebbero minacciato Marrazzo, costringendolo così a dargli tre assegni dell’importo complessivo di ventimila euro, nonché cinquemila euro in contanti. Ai tre militari è anche contestato di aver girato il video al centro del ricatto. Il 12 settembre dello stesso anno morì il pusher Cafasso nella camera dell’hotel Romulus sulla Salaria dove viveva, di quella morte è accusato Testini: secondo l’accusa “al fine di procurare a sé medesimo e ai suoi complici Simeone e Tagliente l’impunità, cagionava la morte di Cafasso, quale conseguenza dell’assunzione di un quantitativo di sostanza stupefacente consistente in una miscela di eroina e cocaina (tale che ne risultava accentuata la potenzialità lesiva), ceduta a Cafasso dallo stesso Testini; con le ulteriori aggravanti di aver agito con premeditazione e col mezzo di sostanza venefica”. Rimane ancora aperta l’indagine relativa alla morte di uno transessuali coinvolti nella vicenda, Brenda.