La Polizia ha arrestato 18 persone; tredici sono in carcere e cinque ai domiciliari, tutte ritenute affiliate al Clan dei Casalesi e in particolare alle famiglie Schiavone-Iovine-Russo. L’indagine ha consentito ai poliziotti di ricostruire dettagliatamente le estorsioni commesse in un primo momento dalla famiglia Iovine e successivamente dalla famiglia Russo.

In particolare nella zona di Viareggio (Lucca) dove le richieste alle vittime, quasi tutti imprenditori, variavano dai 3mila ai 10mila euro. In un’occasione la richiesta di “regalo per i carcerati” ha toccato addirittura i 40mila euro. Oltre alle estorsioni il clan dei Casalesi gestiva un traffico di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina. I reati contestati, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, di concorso esterno in associazione mafiosa, detenzione di armi, estorsione, traffico e spaccio di stupefacenti. Dalle indagini, svolte in numerose località del territorio nazionale, è emerso che un gruppo di imprenditori provenienti dalla zona di Gricignano d’Aversa da oltre 30 anni in Toscana (in particolare in Versilia) era ormai diventato un punto di riferimento per gli affari illeciti del clan dei Casalesi. Fornivano il supporto logistico e agevolavano la latitanza degli affiliati. Grazie a loro, il clan è riuscito a introdursi nel tessuto economico di quella regione investendo grandi capitali in attività commerciali e imprenditoriali. Tra gli arrestati anche due poliziotti in servizio presso la Presidenza del Consiglio e alla Camera dei Deputati: Franco C., napoletano di 56 anni, e Cosimo C., 57 anni, originario della provincia di Brindisi, entrambi sono ai domiciliari, secondo indiscrezioni potrebbero incrociarsi con la vicenda degli appalti dell’Expo che vede coinvolto l’ex ministro Scajola. I due agenti sono accusati di avere rivelato informazioni coperte da segreto istruttorio: al poliziotto in servizio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (ufficio tecnico logistico gestionali) viene contestato di avere fornito a persone indagate, ritenute affiliate al clan dei Casalesi, informazioni su attività di intercettazione nei loro confronti. Secondo gli inquirenti avrebbe anche reso informazioni segrete a politici, imprenditori e alte cariche di apparati pubblici. Al poliziotto in servizio presso la Camera dei Deputati (Ispettorato Generale di PS) viene contestato di essersi introdotto illecitamente nella banca dati, per verificare i precedenti penali di una persona e acquisire informazioni su eventuali procedimenti penali e indagini nei suoi confronti.
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Di red