Lino Jannuzzi, Stefano Surace e oggi Gianluigi Guarino, la stampa campana è quella che paga il prezzo più alto in merito alla libertà di stampa, in nessuna democrazia occidentale è capitato negli ultimi anni che tre giornalisti venissero arrestati per aver esercitato la loro attività professionale. La vicenda di Gianluigi Guarino è difficile raccontarla da cronista, mi tocca emotivamente:
Gianluigi è stato il mio direttore al Giornale di Caserta, è stato mio caposervizio alla Gazzetta di Caserta, anche se spesso non ne ho condiviso il modus operandi, nel senso che tra direttore e cronista la gerarchia crea quell’ovvia diversità di vedute che forse è normale. Sono stato il “suo” corrispondente da quel nostro martoriato agro aversano, insieme a tanti altri negli anni ’90, eravamo quegli anonimi proiettati sulla prima linea della nostra “Striscia di Gaza”, ignorati dai professionisti dell’anticamorra che si fregiano di aver scoperto l’acqua calda e denunciare quello che tantissimi come noi vanno scrivendo oramai da decenni. Non ci serviva la scorta per apparire, ci servivano le fonti giuste per raccontare al meglio possibile i retroscena delle azioni sanguinarie. Ricordo con nostalgia quando ogni giorno “mettevano in croce” fonti ospedaliere, operatori delle forze dell’ordine e frugavamo nelle preture di frontiera, quella di Aversa e quella che fu di Trentola Ducenta, per raccontare le vicende tristi della nostra martoriata zona Aversana. Le fonti ufficiali non bastavano mai, siamo nati in una zona di guerra che noi cresciuti lì percepiamo come normalità quotidiana, ma in realtà, vista con gli occhi di qualsiasi osservatore esterno è una zona interessata da azioni belliche. Gianluigi fu anche uno che da direttore avallò, e poi abiurò, la scelta di un editore di aprire ad Aversa la redazione di un quotidiano il Giornale di Caserta, era la seconda volta in pochi anni che un quotidiano apriva nel capoluogo normanno, prima c’era stato Lo Spettro. Gianluigi solo per aver avuto il coraggio di fare il giornalista da quelle parti sarebbe da premiare, e questo vale per l’intera categoria che dalle nostre parti firma pezzi di Camorra, invece è stato sbattuto in galera nel giorno in cui molti di noi protestavamo perché i politicanti ci vogliono imbavagliare, un segnale per l’intera categoria: hanno colpito un pesce piccolo per avvertire i grandi. La sua colpa è quella di essersi accollato la paternità di articoli, scritti perlopiù da giornalisti pagati poche lire (o euro), magari abusivi sfruttati dagli editori, ha fatto il direttore prendendosi le sue responsabilità, la galera è una cattiveria crudele. In un paese dove i criminali scontano le pene usufruendo di tutti i benefici legali di questo mondo, dove i politicanti evitano l’arresto grazie a cavilli creati apposta, si arresta uno perché è un giornalista. I giornalistoni che in questi giorni urlano in nome della libertà di stampa dove sono? Già dimenticavamo: Gianluigi è uno che non fa parte del grosso giro, oltre al Corriere di Caserta ed al Giornale di Caserta ha diretto il Sannio Quotidiano ed ora dirigeva CasertaCe.net, un pesce piccolo che non serve ai pescecani. Ai grossi papaveri che fanno i giornalistoni nelle redazioni che contano, magari facendo i copia incolla dei lanci delle agenzie di stampa scritti da anonimi giornalisti di provincia, non serve difendere uno come Gianluigi. Io sto con Gianluigi, siamo tutti Guarino quindi arrestateci tutti!
Salvatore Pizzo
Salvatore Pizzo