La Chiesa ha deciso finalmente di intervenire sul caso di don Marco Cerullo, il sacerdote di Villa Literno ex vice parroco della chiesa del Santissimo Salvatore di Casal di Principe, che lo scorso novembre è stato condannato in primo grado a 6 anni ed 8 mesi, dopo che i carabinieri nel dicembre del 2007 lo hanno arrestato in flagranza di reato, in una zona di campagna, con l’accusa di aver abusato di un ragazzino di 12 anni.
Si trattava di un alunno del religioso, che insegnava nella scuola media di Villa Literno. Del suo caso si sta occupando la Congregazione della dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio), per adesso è agli arresti domiciliari in una comunità religiosa nel frusinate, ed a questo proposito va detto che il verdetto potrebbe cambiare nei successivi gradi di giudizio. Il suo difensore Carmine Ucciero ha fatto ricorso in appello, anche la procura ritenendo troppo mite la decisione l’ha impugnata. Intanto i legali che curano gli interessi del ragazzino e della famiglia: Costantino Puocci, Sergio Cavaliere e Giacomo Cassandra, si avviano ad adire alla giustizia civile, ritenendo insufficiente la provvisionale di 50mila euro che il Gip Chiaromonte ha disposto in favore del 12enne. Secondo alcune fonti l’Arcivescovo di Aversa Mario Milano ha avviato il procedimento di sospensione «a divinis», in attesa dell’esito dell’esame della Congregazione della dottrina della fede .


L’arresto
Il sacerdote fu arrestato in una zona di campagna tra Casal di Principe e Villa Literno, ad ammanettarlo furono i carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile di Casal di Principe: i militari notarono un’auto ferma in una stradina isolata, si sono avvicinati è secondo le accuse, contestate dal Pm Antonio Ricci, e secondo la tesi accusatoria notarono che il parroco stava costringendo il ragazzino a subire un atto orale. Cerullo, secondo fonti legali, vistosi scoperto avrebbe tanto di scappare: mise in moto l’auto costringendo i carabinieri ad un inseguimento, lo raggiunsero quando la sua macchina rimase bloccata in un punto in cui la strada campestre è diventata impercorribile.

 
Le motivazioni
Il giudice Chiaromonte scrive che Cerullo una volta fermato dai carabinieri “ammetteva spontaneamente quanto accaduto, aggiungendo anche ulteriori particolari”, poi in sede di convalida dell’arresto “ridimensionava se non addirittura escludere le sue responsabilità”. Lo aveva portato con se per andare ad acquistare colori che dovevano servire ad addobbare il presepe. Si apprende anche che il ragazzino ha rivelato che Cerullo gli avrebbe chiesto di avere rapporti sessuali anche in precedenti occasioni. Il Consulente della procura nella sua perizia sostiene che gli abusi sarebbero avvenuti più di una volta, e il giudice scrive che il prete gli avrebbe mandato al 12enne: “messaggi amorosi e persino paventandogli la possibilità di morire qualora non avesse accondisceso ai suoi approcci sessuali”. Abusi che sarebbero avvenuti non solo in auto ma anche nell’abitazione di don Cerullo, un sacerdote che il difensore nel tentativo di farlo scagionare, sostenendo che in casa potevano esserci anche i suoi parenti, lo ha descritto come un promettente teologo. Dall’inchiesta è emerso che Don Marco Cerullo, aveva contatti con il 12enne non solo perché era il suo insegnante di religione in un scuola media (secondaria di primo grado) di Villa Literno, poi essendo dello stesso comune di residenza del ragazzino era considerato dalla famiglia dell’adolescente una figura di riferimento.

Salvatore Pizzo