Per il settimanale L’Espresso, l’uomo dell’anno è Raffaele Cantone. Il magistrato 51enne giuglianese, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, è stato preferito a Renzi ed altri esponenti politici per rappresentare un’Italia che ha voglia di rinnovarsi.
Il capo dell’Anac, è una persona dai modi semplici, orgoglioso delle sue radici e dell’appartenenza a quella Giugliano, dove continua a vivere con la sua famiglia, che malgrado sia diventata il confine avvelenato della Terra dei Fuochi, guarda con lo stesso affetto dell’infanzia e con una forte voglia di riscatto. Una vita dedicata alla lotta a quel male che dal Nord al Sud, senza distinzione alcuna ha affossato la Nazione. Un’indole diventata lavoro, e la consapevolezza che i problemi non si risolvono con gli arresti ma con la prevenzione.
Luigi Vicinanza, il direttore della rivista l’Espresso ha motivato la scelta con queste parole: “Sulla copertina di questo numero, l’ultimo del 2014, abbiamo preferito una personalità che mette in luce il lato oscuro di questo anno vanamente scintillante. Raffaele Cantone, presidente dell’autorità contro la corruzione, è stato scelto dallo stesso Renzi per porre argine a quel malaffare politico-criminale che sta sfibrando le nostre istituzioni democratiche. Milano, Venezia, Roma, le regioni del nord e del sud; mai come in questi mesi il federalismo della mazzetta è apparso come il vero potere dominante. Con la nomina di Cantone l’esecutivo prova ad affrontare la lotta alla corruzione come una priorità facendosi schermo del prestigio del magistrato per rassicurare una opinione pubblica afflitta dal susseguirsi delle ruberie. Ed è una mano tesa ai sospettosi giudici del sindacato Anm. Per Cantone non sarà una passeggiata, in questa copertina dell’Espresso condensiamo una speranza e innanzitutto i nostri timori: non ci sarà un anno buono senza affrontare la questione morale. Ce la farà, ce la faremo?”
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