Gli inquirenti che in Campania si stanno occupando dell’omicidio di Raffaele Guarino, stanno analizzando le dinamiche interne ai clan della Camorra che infestano la zona orientale di Napoli e contemporaneamente stanno verificando se Guarino nel Parmense godesse di appoggi locali. Alcune informazioni utili potrebbero scaturire dai colloqui che il boss Vincenzo Aprea, già detenuto da anni, avrebbe avuto con alcuni suoi familiari. Secondo alcune indiscrezioni investigative, il boss per un’eventuale rappresaglia contro Guarino che insieme ad un altro sodale, Ciro Celeste avrebbe messo in discussione il suo potere, avrebbe chiesto l’appoggio di un altro potentissimo clan quello degli Scissionisti del quartiere napoletano di Secondigliano. Gli affiliati alle due fazioni camorristiche sarebbero stati notati nel corso di una festa popolare che ogni anno si tiene a Barra, la zona del Clan Aprea ed in quel contesto che potrebbe essere stata decisa la spedizione di morte a Parma. L’altro sodale di Guarino, Ciro Celeste aveva già ricevuto la punizione per aver messo in discussione il boss, gli hanno ammazzato un figlio di 26 anni. Di Raffaele Guarino ha parlato anche il pentito Giuseppe Manco, detto “’O mostro”, ricostruiscono il tentato omicidio di Raffaele Guarino avvenuto nel 2005, secondo la rivelazione fu deciso in carcere da Vincenzo Aprea e messo in atto da Pasquale Aprea con la complicità della sorella Lena Aprea. Guiarino si salvò, in ospedale lottò a lungo tra la vita e la morte. Si tratta di organizzazioni che quando sono presenti lontane dai luoghi d’origine, dimostrano di avere contatti di alto livello socio–economico con persone del posto, già a Parma lo si è visto con i Casalesi ed alcune cosche mafiose, collegamenti tra le organizzazioni mafiose con cittadini emiliani e lombardi, apparentemente insospettabili, sono stati pesantemente riscontrati a Modena, Cremona e Lodi.
Salvatore Pizzo
Salvatore Pizzo