Questa mattina i carabinieri della Compagnia di Caserta hanno dato esecuzione, su disposizione della Procura della Repubblica di Santa Maria Caputa Vetere, a un’ordinanza di misure cautelari in danno di  tre persone, accusate a vario titolo, di truffa aggravata, millantato credito e favoreggiamento reale.

Per i tre indagati:R. R. D., 65enne di  Parete, L. V., 75enne di Mondragone e G. D’A., 62enne di Napoli, è stata prevista la custodia cautelare in carcere, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e l’obbligo di dimora nel comune di Napoli.

Gli inquirenti ritengono che le vittime venissero abbindolate mediante artifici e raggiri ben studiati ma sostanzialmente sempre dello stesso tipo. D., funzionario del Ministero degli Interni presso il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Caserta, mediante il passa-parola e tramite l’attività di procacciamento messa in atto dall’altra indagata, L. V., avrebbe avvicinato genitori di giovani  preoccupati per il futuro dei loro figli a causa della mancanza di lavoro. La stessa avrebbe millantato conoscenze importanti nel Corpo dei Vigili del fuoco o in altre amministrazioni pubbliche, rendendosi poi  disponibile a risolvere il problema occupazionale delle persone in cerca di impiego.

Gli inquirenti ritengono che in cambio di ingenti somme di denaro, che variavano dai 5.000 ai 20.000 euro, da destinare alle “conoscenze importanti”, veniva garantita l’assunzione dei giovani – spesso grazie alla partecipazione a procedure concorsuali inesistenti – delle quali si assicurava il “sicuro” superamento. Ma poi la donna avrebbe puntualmente procrastinato l’attesa dell’assunzione con delle scuse inverosimili.

In alcuni degli episodi contestati, sarebbe intervenuto anche G. D’A., che avrebbe finto di fronte alle proteste delle vittime di essere un “aggancio importante”, e che avrebbe garantito la buona riuscita dell’operazione circa la procedura concorsuale e la sicura e immediata assunzione.

Il numero delle vittime finora accertato è di trenta, con un utile che si aggira intorno ai 250.000 euro. Intanto continuano le attività investigative, anche in relazione all’aumento delle denunce da parte di altri genitori che avrebbero versato somme di denaro per assicurare un “posto di lavoro” ai figli disoccupati.

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