LA SIMBOLOGIA NASCOSTA NELLA SCULTURA MEDIEVALE DECIFRATA DA GUIDO VERDE

La stele del cavaliere e del leone del Duomo di Aversa dopo 950 anni ha ripreso a parlare nella decifrazione di Guido Verde”. Questo è il titolo della intrigante pubblicazione licenziata alle stampe nel maggio 2023 dal noto pediatra aversano. Il testo, impostato come percorso di conoscenza e di fede, è presentato quale omaggio alla città e alle sue bellezze artistiche e religiose. Pubblicato con l’obiettivo di interpretare la simbologia nascosta dentro questa stele di marmo, che si ritrova nella cattedrale normanna, risalente alla seconda metà dell’XI secolo, l’elegante “pamphelt” è un invitoad entrare nell’immaginario di chi ha realizzato un’opera così complessa.

Aversa, ormai vicina al suo primo millennio, è una vera miniera ancora da esplorare, essendo, specialmente dal versante religioso, uno scrigno ricco di tante testimonianze artistiche, ancora da indagare per meglio conoscerle e apprezzarne il valore. Verde in passato aveva stampato un altro opuscolo, soffermandosi in maniera particolareggiata sulle due stele marmoree del Duomo di Aversa: “Il cavaliere e il leone” e “L’elefante con la torre sul dorso”.

Con questa nuova edizione, corredata da una doviziosa sequenza di foto, che sono messe a confronto con altre sculture, quadri e miniature d’epoca antica e recente, cerca di “conciliare i suoi studi di base umanistica con la cultura scientifica”. Infatti, sia pur “con distacco pensoso”, si impegna a districare l’intricata matassa del messaggio, che questa opera medioevale manda, attraverso un, non sempre chiaro, simbolismo, che tuttavia è orientato proprio a chiarire il senso vero del “nostro pellegrinaggio terreno”, da sempre oggetto di speculazioni e crucci per l’homo sapiens,

Poiché la cultura e l’arte dell’età di mezzo si nutrono proprio di simbolismi ed esoterismi, “l’occhio clinico del Pediatra Generalista” è convinto che quei segni devono essere identificati, decifrandoli e portandoli ad unità espressiva, vista nell’ambito del contesto in cui sono inseriti e nella fase storica in cui sono stati incisi.

Partendo dal presupposto che il filo conduttore è sempre quello del nostro “itinerarium mentis in Deum”, di Sanbonaventuriana memoria, il nostro, utilizzando anche alcuni elementi di numerologia, scompone la scultura, in tanti tasselli, come fosse un mosaico. Quasi vivisezionandola, riesce a dare ad ogni particolare un suo significato, che, tuttavia, si inquadra perfettamente nella visione universale del percorso di redenzione dell’umanità.

Quindi, visto come un ritorno alla Gerusalemme Celeste, questo itinerario può condurre al risultato del rientro nell’ Eden se, però, l’uomo fisico raggiunge il livello “dell’uomo animico”, vale a dire “il livello dello Spirito”, che comporta la conversione: “per crucem ad lucem” .Questa “crescita interiore” è quella che può permettere all’uomo nuovo il cambiamento, se, senza mai più voltarsi indietro, riesce a raggiungere la consapevolezza di dover vivere praticando “l’etica della responsabilità”, vista come educazione permanente al rispetto per sè stesso e per gli altri.

Così, grazie alla sua acribia interpretativa, Verde, in questo “spazio parlante” fa rientrare: in generale, l’infinito e l’amore, le passioni terrene e l’anelito religioso, la condizione umana e quella soprannaturale; in particolare, la porta e il cerchio, il mito e la realtà, il diavolo e il peccato, lo stato di schiavitù e il superamento. Attraverso un percorso di ascesi e con la presa di coscienza della sua nuova condizione esistenziale, alla perfine, quell’essere inquieto raggiungerà, con l’uccisione del leone, l’equilibrio interiore. Per tale via, la raggiunta riappacificazione tra l’umano e il divino, comunque coesistenti dentro ogni persona, consentirà il superamento che permette, a chi si è liberato dal peccato, di entrare in comunione con Dio.

Questa è l’unica dimensione psicologica e sentimentale, che può consentire all’uomo vero, fatto ad immagine e somiglianza di Dio, di potere vedere la Luce, che promana dalla Fede. E’ questo l’altro nome del coraggio che consente al viandante di “passare per la porta stretta”: il varco più fragile della parete aperto per lasciar passare chi vuole ri-entrare nel Paradiso Terrestre, cioè nel luogo dell’incontro con Cristo! Se si entra in questo stato di Grazia, passando attraverso la redenzione alla resurrezione, si potrà dare un senso vero ed un significato autentico all’umana vicenda terrena, diversamente triste e grigia, scialba e insignificante, quando non avvilente o alienante.

Il libro, in elegante carta patinata, ricco di tante illustrazioni e corredato da un’ampia Bibliografia di testi di docenti di chiara fama e valenti studiosi italiani e stranieri, è servito a districare il complesso intreccio di un messaggio criptico, attraverso uno studio analitico, documentato e credibile, in quanto da conto del percorso di ricerca filologica seguito per giungere a quelle determinate interpretazioni.

Poiché, come dice Platone, “la vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”, Verde invita a proseguire ancora questa indagine, che ha visto impegnati nel tempo tanti esperti dell’arte Medioevale e, di recente, anche semplici cultori di una materia, a prima vista, non facilmente “leggibile”. Insomma, questa scultura, realizzata quasi mille anni fa, proprio a ridosso delle istanze millenaristiche, sviluppatesi intorno all’Anno Mille, rappresenta un vero capolavoro, che spicca fra le altre sculture: ora che è stata decriptata, bisogna augurarsi che possa diventare “chef d’oeuvre” della scultura medioevale “tout court”, almeno di quella riferita all’Italia e all’Europa.

Giuseppe Diana