Chi protegge Aversa e gli aversani? Viaggio dentro una realtà diffusa: il sistema del ‘cavallo di ritorno’.

Esistono cavalli e cavalli, ma quello ‘di ritorno’ è sicuramente il più terribile e il più temibile. Il vocabolario della camorra (incredibile, ma esiste per davvero!) così definisce: “Cavallo di ritorno (cavall e’ ritorn) = si effettua quando il rapinatore si accorda col rapinato per restituirgli il tolto (principalmente un auto, una moto o la refurtiva di una abitazione) dietro ricompensa”. Qui si allude a quel fenomeno tipicamente della ‘camorra napoletana’, che negli ultimi mesi è cresciuto in maniera esponenziale anche ad Aversa: da via Roma a via Saporito, da via Corcioni a via Cilea, da via Fermi a Piazza Mazzini, da via Linguiti a Piazza Magenta. Chi protegge Aversa e gli aversani? Le organizzazioni criminali, a struttura gerarchica e ramificata, si avvalgono della manodopera reclutata tra giovanissimi, adolescenti ed extracomunitari. Il sistema del ‘cavallo di ritorno’ è sempre lo stesso: dopo il furto dell’auto i delinquenti ‘juniores’ (ci sono quelli ‘specializzati’ per il furto di una determinata auto!) chiamano sul telefono di casa o addirittura sul telefonino (i criminali sono gente ignorante, ma scaltra); richiedono da 2000 euro a salire (dipende dalle condizioni della vettura rubata e se l’auto è nuova o meno), intimidiscono il ‘legittimo proprietario’ con minacce telefoniche e sopraffazioni (se dovessero implicare le forze dell’ordine); premono per una tempestiva risoluzione dell’accordo, pena la distruzione dell’auto. Intanto il tempo passa, la refurtiva inizia a ‘scottare’; ecco allora che se la situazione non si è risolta nelle prime tre-quattro ore dal furto, l’auto passa ad un criminale ‘senior’, di più alto rango; le intimidazioni per il malcapitato proprietario si fanno sempre più acute e aspre. Queste ‘bestie’ che hanno parvenza d’uomini, conducono il malcapitato attraverso un percorso controllato da loro compari e affiliati, hanno bisogno della certezza che il proprietario dell’auto non faccia scherzi! L’auto alla fine dopo il pagamento la fanno rinvenire (non sempre in buone condizioni) molto probabilmente in quel di Secondigliano o nei pressi del Parco Verde di Caivano o in qualche campo nomade ‘colluso’: covi della malvagità, terre di nessuno, terre di criminali, regno di droga e stupidità, territori abbandonati a loro stessi, dove la ‘polverina bianca’ è segno di virilità e dove l’’anti-stato’ detta le norme vigenti. Questi stupidi criminali sanno farsi valere, in modo meschino, solo con una arma in mano: dietro la loro ‘prepotenza’ si nasconde tutta la loro ‘impotenza’. Il legittimo proprietario dell’auto si vede costretto a pagare perché nessuno lo difende, ha paura, legittimamente, non solo per sé, ma anche per i suoi cari (in una macchina si lasciano parecchie tracce personali, da cui i criminali possono risalire a numerose informazioni). Tutti sanno queste cose come funzionano in terra nostrana, ma il grado di omertà è a livelli spropositati. Emblematico quello che è accaduto il 14 ottobre scorso. Un ‘cavallo di ritorno’ finito male per Giuseppe Sodano, 49 anni (di Marcianise) e il suo complice Haris Hasovic, 18 anni (slavo), alloggiato al campo nomadi di Teverola. I due dopo aver rubato una ‘Fiat Multipla’ in piazza Aldo Moro a Recale, erano ‘disposti’ a restituirla per la ‘modica’ somma di 1600 euro. Il proprietario, residente a Caserta, contattato dai malviventi, ha accettato lo scambio, ma al suo posto ha inviato gli uomini della squadra mobile in borghese. Sodano, non si è accorto di nulla, è entrato nell’auto degli agenti (in borghese) e insieme hanno raggiunto Hasovic nel luogo dov’era nascosta la vettura. I poliziotti (in borghese) hanno preteso che anche il diciottenne salisse in macchina per concludere la trattativa e a quel punto sono scattate le manette. I due sono ora rinchiusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Chi protegge Aversa e gli aversani: resta un mistero nascosto nel buio. Si tratta di credere nella cultura dello Stato, di aver fiducia nella cultura delle Istituzioni, per opporsi alla cultura ‘primitiva’ dell’anti-stato.