“I ricercatori del Cnr hanno verificato che nell’Agro Aversano c’è un aumento di tumori in maniera anormale”, sono queste le parole con le quali si è aperta la popolare trasmissione televisiva Uno Mattina di lunedì 7 novembre. A pronunciarle è stato il Sostituto Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere Donato Ceglie, che in compagnia di un ufficiale dei carabinieri ha illustrato l’ennesima barbarie che ha dovuto perseguire.

Una banda di individui residenti nel nostro territorio, nove persone per la precisione, sono state destinatari di un ordine di custodia cautelare firmato dal giudice Egle Pilla, erano a capo di aziende che prendevano i fanghi speciali residui della lavorazione dei depuratori e li vendevano come concimi che finivano nei campi coltivati della nostra zona. L’operazione denominata “Madre Terra” ha visto la collaborazione di tutti e gli 8 Noe (nuclei operativi ecologici) del Sud Italia, impegnando 60 investigatori specializzati. L’accusa è di avere organizzato messo su un’associazione criminale finalizzata al traffico illecito di rifiuti pericolosi mediante la loro raccolta, trasporto, recupero e illecito smaltimento. L’inchiesta è durata un anno e mezzo circa, ed avrebbe appurato che ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi, falsamente classificati come compost di qualità, sarebbero stati smaltiti illecitamente su fondi agricoli senza alcuna trasformazione o recupero degli stessi. In pratica ci facevano mangiare e bere veleno, lo scarto di lavorazione dei depuratori di Cuma e Villa Literno o delle fogne di Capri e Sant’Agnello, di Caivano e di altri comuni della Campania. Untori di morte nel bel mezzo di quell’antica Campania Felix, che anzichè essere fonte di reddito grazie alle produzioni enogastronomiche locali, sta diventando fonte di morte. Solo qualche giorno prima di questi arresti, la Guardia Forestale ha denunciato un altro tizio, che sversava materiali ferrosi ed oli esausti nei terreni adiacenti alla sua azienda. Intanto Legambiente, quella di Frignano, ha chiesto alle autorità competenti di analizzare delle sostanze depositate presso alcune aziende agricole della zona aversana, i proprietari dicono che si tratta di fertilizzante, ma l’associazione ambientalista non si fida, e fa bene aggiungiamo noi. A Legambiente va riconosciuto il merito, grazie ai suoi dettagliati rapporti, di aver diffuso dati precisi sul livello di devastazione ambientale nel nostro territorio, purtroppo ai nostri politicanti il tumore piace, oppure non se ne fregano credendo di esserne immuni chiusi nella loro visione beota. Non si spiega il loro silenzio nemmeno di fronte agli arresti, poi parlano di monnezza, appalti, Geoeco… . Un altro imminente disastro ambientale, di cui nessuno parla e che riguarda il nostro territorio, è l’agonia del Lago di Patria. Vegetazione e microrganismi in stato di decomposizione sono lì a testimoniare la sua morte lenta. Un processo sicuramente favorito dalla cementificazione degli argini, e dove c’è ancora del verde sorgono ben 70 microdiscariche censite dal Corpo Forestale dello Stato, sul versante nord c’è anche una moria di pesci probabilmente causata dalla decomposizione della vegetazione. Dopo tutto questo le autorità competenti solo adesso hanno approvato un piano di bonifica, che era stato stilato già dal 2001, chissà se lo specchio d’acqua sulle cui sponde sorgeva l’antica Liternum e dove si trova la tomba di Scipione l’Africano, ritroverà il suo antico splendore. Ma di fronte a tutto questo c’è anche un’indiretta smentita al Pm Ceglie, dopo una quindicina di giorni dall’apparizione televisiva del magistrato, c’è stato un intervento minimizzatore della direzione generale dell’Asl di Aversa, che anzichè riferirsi alla autorevoli parole del magistrato che ha citato il Cnr ha così chiosato: “si ritiene opportuno chiarire alcuni punti in merito all’allarme della popolazione, così come riportato recentemente da alcuni quotidiani, relativa ai tumori dell’agro aversano. Infine per quanto riguarda la possibilità che l’insorgenza di tali tumori possa essere fatta risalire a cause “ambientali”, oltre alle considerazioni precedenti, c’è da dire che con i dati attualmente a disposizione, sia di natura sanitaria che ambientale, non siamo in grado di dare risposte scientificamente corrette per correlare questi decessi con la residenza in una particolare area e la mortalità, come indicatore di tale correlazione, non è lo strumento adatto per giungere a tali conclusioni. I dati di mortalità, tuttavia, rappresentano segnali dello stato di salute che inevitabilmente portano alla necessità di approfondire le conoscenze sulla popolazione residente in merito a tutti i fattori, sia di tipo comportamentale che ambientale, che contribuiscono all’insorgenza delle patologie cause dell’eccesso di mortalità. L’ ASL è attualmente impegnata in studi sperimentali di vario genere, in collaborazione con altri enti istituzionali (Istituto Superiore di Sanità, ARPAC). In conclusione è un dato certamente positivo la grande attenzione dei cittadini riguardo lo stato di salute delle persone di questa provincia e riguardo le condizioni critiche dell’ambiente in cui vivono; riteniamo, tuttavia, che sia il caso di non cadere nell’errore di trasformare ipotesi e sentimenti in verità scientifiche, perché questo ha come unico risultato quello di creare allarmismi e di sviare attenzione e sforzi che potrebbe essere più efficace concentrare da un lato sulla promozione della “legalità ambientale” nella nostra provincia, dall’altro su quei fattori di rischio alla quale sono riconducibili buona quota di tumori molto diffusi (polmone, vescica, colon-retto) quali il fumo, l’uso eccessivo di alcool, una dieta povera in fibre ed il mancato uso dei dispositivi di sicurezza stradale (cinture e casco)”. Sarà pure vero, ma mentre i tumori aumentano l’Asl avvia studi sperimentali, pare normale? Per adesso ci tocca continuare a morire nel dubbio, ci tocca, è uno dei grandi risultati (negativi) prodotto dal fatto che andiamo votand degli analfabeti.