I parenti non ce li scegliamo la consanguineità con persone perbene o con persone di malaffare non può essere una colpa o un merito. Spesso chi vive nelle nostre zone, che purtroppo sono ad alto tasso criminale, e costretto a sentirsi dire in faccia o alle spalle di essere il nipote, il figlio, il cugino o comunque parente di questo e di quel personaggio.

Quando un giovane delle nostre zone riesce ad emergere, deve fare spesso i conti con questo tipo di problema come se essere camorristi dovesse essere per natura un fatto ereditario, e per esperienza diretta provenire dai “luoghi della Camorra”, quando andiamo altrove costituisce un grave handicap, tanto che molti di quelli che sono “via” per lavorare meglio cambiamo residenza, così si evita questo barbaro pregiudizio. Recentemente Giuseppe Statuto, l’immobiliarista originario di Casaluce, uno dei cosiddetti concertisti del famoso “contropatto degli immobiliaristi”, salito alla ribalta della cronaca finanziaria internazionale per il tentativo di scalare la Bnl di cui ha posseduto anche il 5%, è stato oggetto di un articolo del settimanale L’Espresso dall’emblematico titolo: “Camorra in famiglia”. Tutto nasce da un’informativa della Dia che ovviamente nella sua attività di monitoraggio deve rilevare anche le parentele e vigilare affinchè queste non siano usate per scopi poco nobili, e questo è anche una garanzia della persona perbene che si ritrova con una parentela imbarazzante, ma che debba essere un’onta per l’immagine della persona coinvolta ci sembra una profonda ingiustizia, altrimenti molti di noi che siamo nati quì, è di certo non lo abbiamo deciso noi, dovremmo essere additati per avere la “Camorra in famiglia”. Giuseppe Statuto non è stato mai indagato è un imprenditore “emigrato” dalle nostre terre, anche grazie alla possibilità avuta con l’eredita del padre, che nel 93’ gli ha lasciato una ditta edile dal normale fatturato (non superava il miliardo di lire annui), è andato via ed ha fatto maggiore fortuna. Certo, negli ambienti finanziari spesso le norme vengono rispettate sul filo di lana,ma questo non può portare a crocifiggere uno che ha un’immagine internazionale solo perchè uno zio ha deciso di fare il camorrista, altrimenti il riscatto del Sud non lo si avrà mai, tutti siamo parenti di qualcuno. Anzi per dovere di cronaca va detto che Statuto in passato ha avuto un paio di denunce per violazione di prescrizioni urbanistiche ma per adesso, come dice anche l’Espresso, non gli risulta nemmeno di essere stato indagato. Lo stesso settimanale precisa anche che non esiste nessuna cointeressenza tra zio e nipote, e noi ci domandiamo: e allora qual’è il problema? Ci sono anche degli esponenti istituzionali del nostro territorio, che sono in prima fila nella lotta contro la Mafia, che hanno zii come quello di Statuto, e allora? Salvatore Pizzo