Mentre i produttori aversani non riescono a tutelare legalmente la mozzarella nostrana, incapaci di registrare un marchio che salvaguardi la Mozzarella di Bufala di Aversa e di consorziarsi o creare un’associazione tra di loro per difendere la nostra regina dei formaggi, gli svizzeri ci hanno rubato il metodo e si stanno accreditando sui mercati internazionali tanto che di loro si è occupato anche il New York Times.

Addirittura qualche giornalista ritiene il paesino di Schangnau (appena 954 abitanti), che si trova nella regione dell’Emmental, la nuova capitale del fiore all’occhiello del Made in Aversa. Intanto gli aversani continuano a far parte di quel Consorzio di Bufala della Mozzarella Campana, dove la città normanna non ha alcuna visibilità, basti pensare che questa entità ha sede a San Nicola La Strada (Caserta), dove non c’è nemmeno un caseificio. L’ideatore di questa clonazione agroalimentare si chiama Hans Bieri. Il New York Times ha rivelato che l’ispiratore di questo produttore è stato uno studente universitario romeno, che nel 1992 ha fatto uno stage in Svizzera per studiare la produzione dell’Emmental. «Miklos Laping – ricorda Bieri – è rimasto parecchi mesi nella mia fattoria. Mi parlava delle bufale che i contadini romeni usano per arare, come animali da tiro, da carne e per il latte squisito da cui ricavano formaggio». Lo studente è stato così persuasivo che Bieri è andato in Romania per rendersi conto di persona, e già nel 1994 ha importato in terra elvetica una piccola mandria di 15 bufali. Dopo un flop iniziale l’esperimento ha funzionato, gli abitanti della regione adesso consumano una media pro capite di 6 chili l’anno di Mozzarella, un quantitativo che nella regione dell’Emmental è considerevole, tuttavia a perdere quote di mercato per adesso è stata solo la mozzarella italiana di latte di vacca, per la bufala nostrana non c’è ancora un calo considerevole, ma considerando le strategie di marketing aversane c’è di che preoccuparsi.

 Salvatore Pizzo