I sindacati della scuola italiana si continuano a distinguere per la loro loquacità a corrente alternata, ai loro iscritti spesso offrono solo la possibilità di compilare quell’astrusa modulistica, concepita da burocrati che in quanto tali dovrebbero essere l’obiettivo di efficaci lotte sindacali, ma che nella realtà con la loro capacità di rendere tutto più macchinoso diventano indirettamente i maggiori procacciatori di iscritti per questi sindacalisti della scuola.

Anzi, spesso il burocrate è anche un iscritto a questi sindacati che sindacano poco. Tra pochi giorni si vota per il referendum confermativo della riforma costituzionale proposta nella passata legislatura, ed i politici come al solito fanno finta di litigare pur sedendo uniti, e pochi giorni fa in uno “scontro televisivo”, precisamente la puntata di Uno Mattina del 14 giugno scorso, tra i vari parlamentari che parlavano degli effetti che produrrebbe sulla scuola la riforma proposta si è “distinto” Domenico Nania, senatore di Alleanza Nazionale. L’esponente politico ribattendo all’obiezione che con la riforma la scuola diventerebbe diversa da regione a regione, ha detto che adesso, con le norme attuali, le Regioni si stanno organizzando per avere delle loro graduatorie per il reclutamento degli insegnanti, ciò grazie ad un ricorso presentato dalla Regione Emilia Romagna nel 2002. Nania ha detto questo, proferendo la frase: “Lo dico ai tanti professori che ci ascoltano”. Nessuno lo ha smentito: regione, sindacalisti che spesso indicono forbite assemblee, politici e quanti altri hanno un ruolo. sono rimasti tutti zitti, e chi tace acconsente. Sarebbe bene che gli insegnanti si rivolgessero a valanga presso le sedi di questi sindacati, che a volte parlano ed a volte no, per chiedere spiegazioni.

Salvatore Pizzo