Camorra e Parmalat: la Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere ha emesso condanne per complessivi 47 anni di carcere con sei condanne e sette assoluzioni. Per anni il Clan dei Casalesi ha imposto i marchi controllati dal gruppo che fu di Calisto Tanzi, quegli stessi marchi che l’organizzazione camorristica più sanguinaria d’Europa imponeva anche quando essi erano di proprietà del gruppo Cirio di Cragnotti.

Secondo quanto emerso dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, le concessionarie Parmalat (che le controllava attraverso la Eurolat e poi anche la Newlat) erano in mano ad esponenti del sodalizio criminale che all’epoca era capeggiato da Francesco Schiavone (Sandokan), che in questo processo è stato condannato a 10 anni. I concorrenti venivano messi fuori gioco a suon di bombe, così mentre gli imprenditori locali erano esclusi dal mercato, i Casalesi imponevano i prodotti parmensi. Secondo gli atti dell’inchiesta, la Parmalat versava al Clan anche un “obolo” di 400 milioni delle vecchie lire annue, nel contempo l’organizzazione aveva fatto assumere all’azienda di Collecchio il monopolio totale del mercato (quasi il 95%), ed inoltre praticava un prezzo di vendita decisamente più alto che nel resto d’Europa. La Parmalat incassava, i camorristi pure, chi ci perdeva era la gente del Sud costretta pagare inconsapevolmente un sovrapprezzo sul latte che finiva a Casal di Principe ed a Collecchio. Una circostanza che dovrebbe essere ben chiara a certi parmigiani, che con la classica puzzetta sotto al naso si atteggiano a fare gli snob. Va anche detto Calisto Tanzi, ascoltato nel processo ha detto di non sapere chi fossero quei concessionari. Le condanne riguardano Michele Zagaria (15 anni), Filippo Capaldo e Carmine Mattuozzo (13 anni), Francesco Schiavone “Sandokan” (10 anni), Vincenzo Cantiello (7 anni) e Cesare Tavoletta (2 anni). Gli assolti sono: Raffaele Capaldo, Gennaro Iodice, Bruno Moccia, Rodolfo Fontana, Otello Capaldo, Giovanni Massaro e Domenico Frascogna. E’ singolare la coincidenza che proprio qualche settimana fa, la stessa Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha scoperto che i Casalesi riciclavano i propri soldi riponendoli nelle mani di parmigiani di loro fiducia che li investivano in attività immobiliari. Si parla di contanti e beni per circa 60 milioni di euro. Per questo sono state arrestate 27 persone, tra loro anche Michele Zagaria (attuale capo dei Casalesi, latitante) e Filippo Capaldo coinvolti anche nella faccenda Camorra e Parmalat. In carcere sono finiti due immobiliarsti parmigiani ritenuti dagli inquirenti coloro che avrebbero contribuito a ripulire i soldi del clan, Aldo ed Andrea Bazzini.
 (Salvatore Pizzo)