“Sgravi fiscali al Sud. Che già non paga le tasse”, così titolava giovedì scorso “La Padania” il quotidiano della Lega Nord, l’articolo è stato firmato da Toni Mirabile. Scrive il giornale delle camice verdi: “la chiamano “fiscalità di vantaggio”. In altri termini significa che sul Meridione sta incanalarsi un altro fiume di denaro per opere pubbliche e infrastrutture che, come è già accaduto, non verranno mai realizzate.

Soldi che non si sa dove andranno, a cosa serviranno e anche in quali tasche si fermeranno”, ed è qui che casca l’asino, perché molti appalti miliardari (in lire) e milionari (in euro) che riguardano il Sud vengono affidati a grosse ditte edili del Nord, che comunque per essere ricco si avvale dei lavoratori provenienti dal Sud. Scrive ancora La Padania: “Secondo uno studio eseguito nel 2005 dal ministero dell’Economia sugli indicatori dell’evasione fiscale ed economica, ogni cento euro dichiarati, il Sud e le isole ne sottraggono al fisco il 99,5. Circa metà delle tasse pagate, il 47,2 per cento, viene nascosta allo Stato nel centro Italia, mentre il Nord registra un’evasione del 34,2 per cento nell’area del Nord-est e del 31,4 per cento nel Nord-ovest. Di fatto il Sud evade imposte in misura pari al triplo di quanto non faccia il Nord. Il lavoro irregolare in Italia tocca punte del 33 per cento in Calabria e in Sicilia e del 23 in Campania”. Bene, ma se al ministero sanno chi evade, quanto evade e dove evade, perché non vanno a recuperare i quattrini sottratti al fisco. Scrive ancora il giornale padano: “A proposito di Campania, bisogna proprio dire che in quella Regione più che altrove lavorare stanca (già i giornalisti della Padania dopo le ore di lavoro sono freschi e riposati), però su una cosa sono pienamente condivisibili: “Delle 12 Commissioni speciali istituite dalla Giunta del presidente Antonio Bassolino, quella che era stata chiamata “Commissione per l’emersione del lavoro”, in un anno ha lavorato la bellezza di 7 ore. I membri della “Commissione speciale per lo sviluppo del Mediterraneo” si è spinta oltre attestandosi sulla soglia delle 7 ore e mezza di lavoro annui. 8 ore ha lavorato la “Commissione speciale per le politiche per i piccoli comuni”. Uno scandalo, considerando lo spreco dei soldi pubblici e tenendo presente che ogni presidente di Commissione riceve uno stipendio mensile pari a quello di un assessore, oltre 15 mila euro l’anno, oltre al fatto che sono previste indennità aggiuntive per vicepresidenti e segretari. Poi ci sono da considerare i costi per le auto blu, gli uffici, le missioni, e così via. Se le cose stanno in questi termini, appare oscuro come il Sud e i suoi amministratori potranno trovare la via d’uscita dal tunnel in cui si trova”. A parte la lamentela del fatto che i comuni del Sud ricevano dallo stato centrale fondi maggiori di quanto versino di Irpef i loro abitanti, cosa ovvia se gli occupati in quei comuni sono pochi e tutti quelli che lavorano vanno al Nord, è ovvio che ci sia questo squilibrio. Ma la chicca finale è quella che riguarda i dati del nostro territorio il canone Rai, scrive l’organo leghista: “Meno importante come valore del dato, ma altrettanto indicativo di una impostazione mentale che se rimane tale renderà inutile gli effetti benefici di qualsiasi finanziamento statale, è il canone Rai. Fermo restando la validità della tassa in funzione del servizio offerto, dei 12.767 abitanti di San Cipriano d’Aversa, solo 285 pagano il canone della televisione pubblica. A seguire tra i Comuni “evasori” ci sono Villa Literno e Casal di Principe, già regno del camorrista Francesco Schiavone detto Sandokan”. Dimentica che però il giornalista leghista di che il clan di Sandokan ora capeggiato da Michele Zagaria, come rivelano le indagini della Dda di Napoli, ha piazzato la sua cassaforte a Parma. Nella città emiliana questa organizzazione, grazie all’aiuto non certo disinteressato di operatori finanziari locali ricicla i proventi sottratti alla gente del sud in giro Emilia, dove realizze attività “pulite”. Questo sodalizio criminale tra i più feroci d’Europa, abbia per anni imposto sul nostro territorio solo i marchi lattieri di proprietà Parmalat (il latte Padano), le altre concessionarie di distribuzione saltavano a suon di bombe. Un monopolio camorristico che ha portato fiumi di miliardi in Padania che non è più tornato indietro, nemmeno dopo i processi conclusisi con pesanti condanne. Da noi forse si evade, ma i cassieri dei quattrini evasi sono sempre al Nord, ma questo forse ai leghisti non interessa.

 Salvatore Pizzo