Napoli e’ una ”terra di frontiera”, una citta’ ”terribilmente inquinata”, e ”quel che e’ peggio e’ che non sempre nei suoi cittadini c’e’ una coscienza forte capace di reagire al degrado.Qui il grande crimine si ramifica in mille rivoli illegali che segnano la vita di tutti i giorni. I giovani crescono diseducati al senso civico. La solidarieta’, invece che sostenere chi fa del bene, si salda attorno a chi agisce male”. Lo ha affermato in un’intervista a ”L’Espresso” il cardinale Crescenzio Sepe.

”C’e’ un solo modo per rovesciare questo stato di cose: risvegliare le coscienze perche’ ciascuno si faccia agente del proprio riscatto”. ”Tutti vi si devono impegnare, ciascuno per la sua parte”, esorta. Sepe vede anche aspetti positivi nella citta’: ”Anzitutto c’e’ nei napoletani un forte senso del sacro” e ”poi c’e’ un forte senso della famiglia. Il dolore e la gioia di ciascuno sono il dolore e la gioia di tutti. I napoletani sono molto ospitali. Gli immigrati cinesi, filippini, africani, polacchi sono tutti ben accolti. E’ questo il terreno buono sul quale lavorare, perche’ la citta’ non produca zizzania ma grano. Con i miei primi atti -aggiunge- ho voluto lanciare dei segnali. Come il Buon Samaritano mi piego sulle ferite della citta’. A Scampia avevano persino rubato il calice della chiesa: gliene ho portato in dono uno nuovo. Erano rimasti senza parroco e prontamente ho mandato là due giovani sacerdoti. Il giorno dopo il mio ingresso in Diocesi sono andato all’ospedale Santobono a visitare i bambini ammalati. Poi sono andato a trovare i carcerati, a Poggioreale. Il mio posto e’ vicino ai sofferenti, ai disgraziati, ai poveri. La gente si aspetta da me non parole ma gesti concreti. Ho trovato in diocesi dei preti e dei laici validissimi -prosegue Sepe – che saranno per me un magnifico aiuto. I preti sono un migliaio, li sto incontrando a uno a uno, i malati li vado a trovare a casa e scopro che la grandissima parte sono di profonda spiritualità, di elevata cultura, prontissimi a collaborare tra loro e col vescovo. La vigilia di Ferragosto ho invitato i preti a dir messa con me in cattedrale: ne aspettavo pochi e invece sono venuti in trecento. Il programma lo discuterò e deciderò assieme a loro. E per i più anziani ho già individuato un vecchio convento vuoto: ne ricaverò una dimora la più bella e dignitosa possibile, perchè se lo meritano dopo una vita spesa a servizio della Chiesa. Certo, di preti me ne occorrerebbero di più. Sono decisissimo a rafforzare la cura delle vocazioni, a cominciare dal ginnasio e liceo”. Tutto questo mentre altre diocesi chiudono i seminari minori. ”Io mi guarderò bene dal farlo -sottolinea l’arcivescovo- Non importa se poi tanti alunni di liceo del seminario minore di Napoli non arriveranno al sacerdozio. In ogni caso avremo formato dei buoni cittadini”. Il Cardinale Sepe ha voluto dare anche un impulso diverso nelle relazioni tra chiesa e mondo giovanile, non a caso nei giorni scorsi si è recato al concerto di Eduardo Cresenzo

Di red