(versione integrata e definitiva dellarticolo pubblicato su Nero su Bianco del 10/9/2006)
AVVERTENZA: Qualsiasi riferimento a persone o cose è da ritenersi puramente casuale ed unicamente dettato da esigenze di satira. Perciò, nulla a pretendere!
E passata da tempo lepoca dei radiosi ed interessanti incontri quotidiani nella centralissima piazza Amedeo (la gloriosa Villa Comunale) o nelle vicine piazza Municipio e Via Roma, antichi agorà pluri-culturali ormai completamente desertificati durante la settimana. Solo il sabato e la domenica diventano il regno incontrastato di bambini fin troppo vocianti, gelati da passeggio, pizzette al taglio, famigliole, carrozzini, nonnine arzille e pacchianelle e pacchianone vestite e truccate come Platinette. Per il resto dei giorni dellanno quegli ex fondamentali punti di ritrovo giacciono custoditi dai pochi, ultimi ed irriducibili desperados ultraquarantenni, sempre gli stessi, ibernati nelle idee, nei gusti, nelle speranze e nellabbigliamento degli anni 70-80, come certe immagini ingiallite esposte nelle vetrine dei vecchi saloni di barbieri; immobili e cosparsi di ragnatele come tappezzeria e statue di gesso nel negozio di un rigattiere che satteggia ad antiquario.
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Oggi i nuovi luoghi della città guardano a sud, in quelle fatidiche e tremende (per chi vi abita) Via Salvo DAcquisto, Via Raffaello, Via Leonardo Da Vinci e Piazza Bernini, tra il Parco Argo e il Parco Coppola, zone fino a pochi anni fa considerate il limen di Aversa. Contrariamente a quanto si possa pensare, nella città normanna non sono moltissimi i ventenni e trentenni (e perfino i quarantenni single) che preferiscono trascorrere il tempo libero altrove, magari a Napoli o Caserta, a cinema, a teatro, in libreria, nelle sale da concerto, nelle classiche discoteche o disco-bar ed altri luoghi di piacevole e brillante intrattenimento; luoghi purtroppo inesistenti ad Aversa. Insomma, sono relativamente pochi quelli che preferiscono emigrare temporaneamente a corto raggio in cerca di novità di tutti i generi (compresa loccasione – perché no? – per beccare un partner fisso o occasionale), piuttosto che ammorbarsi per lintera serata, e fino a notte fonda, fuori ad uno dei tanti, narcolettici ed anonimi bar normanni.
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Già, i bar lunica ed abbondante offerta ricreativo-aggregativa (!?) di Aversa, sovente frequentati, specie allora dellaperitivo, da persone dalla perenne puzza al naso che ostentano unonnipresente copia di Repubblica, griffati alla moda con scarpe Paciotti e polo di Tom Hilfigher e che si esprimono nel classico slang italo-chiattillese del tipo Ale (diminutivo scemo di Alessandro/a) tesoro, fai attenzione allo scalino altrimenti corri il rischio di stroppiarti. Tanto per essere chiari: da quelle parti si ha a che fare con i simpaticoni che dopo averci trascorso insieme unintera serata a chiacchierare amabilmente, ti incontrano il giorno dopo e già non ti salutano più. Praticamente sono quasi tutti sullorlo del suicidio o in psicoterapia. Di sera lo scenario cambia completamente ed il livello scende moltissimo (beh, si fa per dire!) perché si cede il passo alle stagionatissime Carmeline ed Assuntine in cerca di un buon partito, meglio se quartino-munito o terra-possidente. Intendiamoci, non è certo peccato se unorlatrice a cottimo con appena la quinta elementare sogni e cerchi di sposare un ricco, affascinante e brillante professionista plurilaureato il guaio è quando lo pretende in maniera assoluta ed esclusiva! Ovviamente, la single diplomata o laureata, specie se carina, non potrà certo essere da meno ad una revettatrice per cui lei pretenderà come minimo il figlio di Berlusconi o di uno sceicco arabo! Risultato: nessuna di loro si sposerà (perché perfino gli abbondantissimi maschi stronzi troveranno eccessive le loro richieste) e solo qualcuna si abbasserà ad uscire saltuariamente col solito commesso di negozio, ovviamente sposato con unaltra donna, che però ha quel certo stile quando indossa, in pieno Luglio, dei bei completi di pesante gabardine Ermenegildo Zegna collezione autunno-inverno 1976.
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Paradossalmente la crisi economica ad Aversa esiste solo per pochi giovani o pseudo-tali ed in genere viene tirata in ballo dai tirchi (molto rappresentati) e da quelli che cercano di giustificare la propria depressione, o meglio la propria voglia di far niente manifestata, a volte, con lassoluta insensibilità sensoriale (famosi i coma clinici di chi deve decidere come passare la serata beh, certo è una scelta stressante!) ed altre volte con uninspiegabile e isterico timore/fastidio verso tutto ciò che è vivo, altro, diverso, nuovo, particolare. I più patetici sono quelli che non si muovono perché sennò si fa tardi dimenticando che lindomani è domenica! Con gli ettolitri di benzina e le ore bloccate nel traffico che si consumano ad andare su e giù per Via Salvo DAcquisto e strade viciniori si potrebbe fare Aversa-Roma andata e ritorno almeno due volte. Ma non cè niente da fare! La massa, il branco (arricchito da un autentico esodo giovanile quotidiano e soprattutto fine-settimanale dallAgro e dallhinterland napoletano) ha deciso di metter radici nei nuovi luoghi della finta socialità e del paranoico e ripetitivo chiacchiericcio. Spostarsi da Aversa e dallagro significherebbe sentirsi come pesci fuor dacqua, cetriolini fuori dal barattolo dellaceto, galli senza cumuli dimmondizia su cui troneggiare, stronzi di merda senza pozzi neri su cui galleggiare.
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Tra le ultime scoperte dei nuovi luoghi giovanili è senzaltro da annoverare lo slargo antistante il Palazzetto dello Sport in via Salvo DAcquisto. In breve tempo tale spazio è diventato il must, il cult della nuova ondata depresso-stracafona aversana. I maschietti ci vanno esclusivamente per rimorchiare ragazze (una sorta di anticamera del Parco dellAmore); le femminucce idem per i maschietti. Tutti motorizzati, ovviamente. Siete interessati? Bene, allora vi diamo qualche dritta! Meglio se il maschietto arriva con un auto, una moto o un fuoristrada alla moda o di grossa cilindrata. Se si è anche carini e si conosce qualche grassa barzelletta sporca si ha sicuro successo. Da evitare assolutamente nella conversazione, sotto pena di crisi isteriche delle ragazze e conseguente vostra lapidazione, qualsiasi accenno alla dolce poetica di Pablo Neruda, ai vini pregiati toscani, ai misteri del Codice da Vinci o allultimo disco di Stefano Bollani. Molto richiesti i settori delle ragazze santantimesi (riconoscibili dal loro tipico accenno al ditone do ped) e delle giuglianesi (se le piacete vi inviteranno subito in questo modo: Né bello, tian na sigaratt? rigorosamente con la a aperta in luogo della e: se non è così desistete, vuol dire che non sono giuglianesi autentiche!). Beh, che dire? Chi si contenta gode ammesso che sia così!
Mario Francese