Licenziamento di 87.341 docenti e 44.550 amministrativi della scuola. Dopo i deputati anche i senatori rilevano incongruenze

La Commissione istruzione del Senato ha concluso la discussione sul famigerato piano programmatico dei Ministeri dell’Economia e della Pubblica Istruzione, che prevede la riduzione di 87mila 431 docenti e 44mila 500 amministrativi della scuola italiana. Al termine dei lavori il relatore, Sen. Asciutti, ha presentato lo schema di parere favorevole al provvedimento. Il parere non è vincolante ed anche se, come avvenuto alla Camera, la maggioranza, per opportunità politica, ha dato un generico voto favorevole ha comunque compiuto molti rilievi, cosa che fa notare un certa divisione su tutti questi licenziamenti che l’accoppiata Tremonti – Gelmini ha intenzione di porre in essere. I senatori di maggioranza hanno fatto evincere la necessità di una formazione più consistente per gli insegnanti di lingua inglese, ciò a fronte delle 150-200 ore indicate nel piano, hanno espresso anche l’esigenza di assicurare congrue risorse alla scuola primaria per poter attuare tutti i modelli orari previsti (non ci dovrebbe essere, secondo loro, il maestro unico) e la garanzia di due insegnanti per classe nel tempo pieno. Chiedono di mantenere i percorsi triennali negli istituti professionali che rilasciano qualifiche e non eliminare l’esperienza di alcuni indirizzi nell’istruzione tecnica; chiedono anche maggiori risorse per la formazione professionale, inoltre sollecitano la completa attuazione della legge 508 sulla formazione musicale e coreutica. In particolare raccomandano, la definizione di un organico funzionale deciso non solo sul numero degli classi ma anche in base alle esigenze di flessibilità delle scuole, vorrebbero un ripensamento sull’esternalizzazione dei servizi utilizzando, per questi, il personale ATA a tempo indeterminato, e raccomandano di rivolgere più attenzione elle competenze disciplinari specifiche dei docenti secondaria superiore in fase di accorpamento delle classi di concorso e assegnazioni delle cattedre. Intanto la scuola attende i regolamenti attuativi della legge Tremonti – Gelmini, la cui mancanza ha provocato il rinvio delle iscrizioni al prossimo mese di gennaio.
Salvatore Pizzo