Il discorso del Cardinale Sepe espresso nel giorno dell’Immacolata Concenzione
(Saluti alle Autorità)
Carissimi fratelli e sorelle,
devo subito dirvi che questo appuntamento, ai piedi della statua dell’Immacolata, l’ho atteso quest’anno come non mai.
C’è sempre qualcosa da dire e , soprattutto, da chiedere alla nostra madre celeste. Ma, come Vescovo di questa Chiesa, avverto particolarmente oggi l’urgenza di rivolgermi a Lei e di chiamarLa in causa perché ci soccorra e tenda verso tutti noi la sua mano misericordiosa.
Sotto lo sguardo e la protezione di Maria vorrei che questo nostro incontro, al termine della celebrazione eucaristica, si trasformasse in un colloquio a cuore aperto sul momento che tutti insieme stiamo vivendo. La Chiesa, nel segno del Cristo che si fa uomo e che redime l’umanità, vive e respira attraverso la vita e il respiro dei suoi figli. Niente dell’uomo può essergli estraneo; e una Chiesa locale sente ancora più intimamente la straordinaria forza di questo legame.
Ritrovarsi accanto alla Vergine, in questo tempo che ci avvicina al Natale, è innanzitutto un bisogno dell’anima.
Ma noi di nient’altro abbiamo bisogno con più urgenza che dell’aiuto di chi, come la Vergine Immacolata, sa amare questa nostra comunità senza riserve, senza tentennamenti; senza stare a pensare se ne vale la pena, o se essa può meritare o no che le si volga uno sguardo che non sia solo di condanna.
Sappiamo bene che, a chi ha deciso di voltarle le spalle, questa città offre tanti, troppi alibi, tutti ritenuti utili per mettere la coscienza in pace.
Abbiamo imparato, fin troppo bene, che l’intreccio dei suoi mali è, alla fine, il suo male peggiore,pur se la matrice di questa deriva è intrisa di odio e di prepotenza e si chiama violenza, sopraffazione , camorra, ma si chiama anche inerzia, inefficienza, inadeguatezza e illegalità.
Come in una sorta di oscena convivenza, le trame di questi mali non solo distruggono vite umane ma offendono la città, la feriscono, fiaccano le attese della comunità, aggrediscono – cercando di inquinarlo – anche il terreno di ogni resistenza, minando ogni legittima speranza. È un male che, in vario modo, espande le sue orribili macchie e devasta ciò che tocca, in forza del suo rovinoso contagio. Così tutto sembra oscurato negli antri di un percorso infido e velenoso che non scorre nei sotterranei della città, ma viene in superficie, quasi con arroganza e impudenza, ne guasta l’aria, la prende alla gola senza lasciarla respirare.
Chi – oltre Napoli stessa – può contare i danni e le vittime di un tale malefico intreccio? Non basta, infatti, limitarsi a riscontrare se c’è stata qualche nuova vittima della violenza. Si può morire anche perché non si ama veramente la città, perché non si prende coscienza dei limiti oggettivi, non si riesce a trovare la forza per reagire o uscire dal tunnel. Si soccombe anche perché non si sopporta che la dignità di un uomo diventi carta straccia.
Si può morire anche perché vedi una città disorientata, quasi smarrita. Si resta senza forze perché cerchi di guardare oltre, ma noti l’assenza di chi dovrebbe aiutarti a farlo. Si muore perché non sai come difenderti dalle ombre che oscurano le città e non consentono al sole di irradiare il suo calore.
Abbiamo gli occhi per vedere quante scorie è in grado di produrre una città che porta sulle spalle il sovraccarico di troppi aggettivi che, come lance spuntate, non colgono mai nel segno.
Ma gli occhi, ormai, non bastano.
I nostri occhi sono stanchi di vedere la violenza che non muore, le tante illegittimità che condizionano la nostra vita quotidiana, le miserie umane che cercano di farsi largo, le difficoltà di tante famiglie, le povertà vecchie e nuove che aumentano sempre di più e indeboliscono la stessa dignità dell’uomo.
Gli occhi non bastano, perché Napoli – in questo momento – ha più bisogno del cuore.
Qualcuno arriva a chiedersi se ancora vale la pena di amare questa città, ma non si rende conto che, ponendosi l’interrogativo, ha già deciso di voltarle le spalle. È ciò che oggi Napoli non può sopportare è proprio il peso dell’egoismo, dell’individualismo, del pessimismo, dell’indifferenza.
Napoli è diventata una drammatica scelta di campo. E chi non mette in gioco tutto ciò che porta e parte dal cuore – il coraggio, la fede, una forma di cristiana ma anche laica speranza – è fuori dalla partita. Questa città non può, infatti, accontentarsi del poco.
Non le basterebbe. Non saprebbe che farsene. E soprattutto, il poco non è fatto per i giovani ai quali, in modo tutto speciale, intendo rivolgermi oggi, qui ai piedi della statua dell’Immacolata. Che mai può valere il poco per i giovani? Offrire il poco ai giovani non dice niente. Anzi: non vale niente.
È la Chiesa per prima a non osare di chiamarli per il poco, sapendo che il respiro corto li affanna e che i loro orizzonti si stagliano molto più lontano dei loro stessi occhi.
Senza i giovani Napoli sarebbe solo un bel panorama; una città senz’anima, pronta a cedere a chi cerca ogni giorno di più di sfibrarla, di toglierle forza e di tenere lontano ogni prospettiva di speranza.
Cari giovani,
Lo sapete bene: siete proprio voi giovani le prime e più preziose risorse di Napoli.
Con voi e grazie a voi Napoli non morirà.
Chi lavora a restituire a questa comunità la speranza che le spetta non può fare a meno di voi giovani.
La Chiesa per prima non può fare a meno di voi. E non solo per guardare al futuro, ma per vedere meglio e più a fondo anche l’oggi, per capire dove portano le vostre strade, ed esservi accanto, senza precludervi orizzonti ma per aprirne di nuovi.
L’orizzonte Napoli , è questo che mi preme dirvi, è ancora largamente inesplorato. Non credete a chi cerca di nasconderlo ai vostri occhi, o di immiserirlo al vostro cuore.
L’orizzonte- Napoli può aprirsi, anzi deve aprirsi, sul fronte essenziale del bene comune, che è stato largamente al centro, proprio nei giorni scorsi, dell’autorevole intervento del Capo dello Stato, nuovamente in visita alla città.
Un tale obiettivo non può che trovare uniti e concordi quanti hanno a cuore la rinascita e il futuro della città. Voi per primi , attraverso le tante difficoltà e i disagi che ostacolano la vostra crescita e il vostro cammino, potete testimoniare che una comunità non è in grado di progredire senza lasciarsi guidare dalla bussola di riferimenti etici.
Non si può procedere al buio o senza meta, dovendosi confrontare con i problemi primari della giustizia e dell’equità sociale, della corretta gestione delle risorse, dell’accesso svincolato dalla presa clientelare, nel mondo del lavoro o dei servizi sociali. L’etica non può essere una formula vuota e senza senso, o magari un lusso che una città in crisi non può permettersi.
C’è bisogno, invece, per farla vivere, di radicarla in un progetto concreto, trasferendola sul piano sociale.
Se, parlando della questione morale, mi rivolgo in particolare a voi, carissimi giovani, è perché anche in questo caso il vostro contributo non potrà venire meno.
Voi siete i passi attraverso i quali questa città può ritornare a camminare in avanti.
Sappiate che non siete soli.
Voi avete trovato spalancate, dal passaggio di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, le strade di tutto il mondo. E così le ritroverete, giorno per giorno, qui a Napoli, a casa vostra, dove le pareti del fabbricato hanno bisogno di essere puntellate.
Apriamo, allora, insieme i cantieri di un’opera nuova, più degna della storia e della bellezza di questa nostra città. C’è un impegno a tempo pieno- senza rischio di nessuna forma di precariato – da assolvere prima di ogni altro: voler bene alla vostra città, difenderla e averne cura,darle affetto come a qualcosa di proprio.
Non è solo un appello quello che, oggi, a mio nome, vi rivolge tutta la chiesa.
E’ come un atto di affidamento che intende far leva su ciò che Napoli ancora possiede.
Anche prese tutte insieme, infatti, le tante emergenze della città non valgono la sola che potrebbe realmente farvi danno: non credere in voi stessi, tenere in poco conto la speranza.
Ai piedi della statua dell’Immacolata, chiediamo alla Vergine santa di concederci di essere fedeli e perseveranti in questi nostri propositi di amare sempre più la nostra comunità e di non far mancare il nostro sostegno, soprattutto a chi soffre e a chi ha più bisogno del nostro aiuto.
A’ Madonna v’accumpagne!