Il valore del patrimonio fondiario, nel corso del 2007 e nel primo semestre 2008, è tornato a crescere dopo due anni di costante flessione. Secondo lo studio condotto da INEA (Istituto di Economia Agraria) il prezzo medio della terra, con i suoi 17.000 euro/ ettaro si colloca ai vertici della speciale classifica europea dove solo Olanda, Belgio e Danimarca esprimono valori analoghi.Come è intuibile però i valori fondiari sono fortemente differenziati lungo lo stivale. Il nord con un valore medio dai 22.800 ai 31.700 euro/ettaro si consolida al vertice nazionale, molto distanziato dall centro ed dal sud con importi di 12.500 e 11.500 rispettivamente, mentre fanalino di coda restano le isole dove per comprare un ettaro di terreno si spende mediamente 9.100 euro, stando alle statistiche. “L’incremento medio nazionale, commenta Fabio Massimo Cantarelli (nella foto) presidente del Consorzio Agrario di Parma, però non esprime compiutamente il dinamismo del mercato fondiario. Infatti, conferma l’Inea, a fronte di aumenti dell’ordine del 5-10% registrati nelle aree del nord al sud invece i valori dei terreni hanno subito una contrazione rilevante compresa tra il 7 e il 10%. Analogamente, il mercato degli affitti, segue i medesimi criteri. Infatti, in talune aree della pianura padana, sono stati siglati contratti con canoni d’affitto superiori del 10 e anche del 30% rispetto l’anno precedente.” Ad amplificare gli effetti distorsivi del mercato fondiario contribuisce anche la riforma PAC con l’introduzione del “disaccoppiamento”, ovvero, il meccanismo attraverso il quale l’Unione Europea attribuisce il pagamento dei contributi non più ai proprietari ma ai conduttori dei terreni e comunque slegato dal tipo di produzione realizzata. “In buona sostanza, conclude Cantarelli, vi sono terreni dotati di titoli che possono spuntare un canone più elevato e vi sono al tempo stesso imprenditori che per poter fruire dei titoli cui sono destinati devono acquisire terreni e quindi sono disposti a pagare canoni più elevati. Rispetto a questo quadro derivante dalla situazione del 2007 viene da chiedersi se il calo dei prezzi agricoli, la crisi finanziaria, possano in qualche modo influire sui costi della terra per il 2009. Non è difficile immaginare che il peggioramento congiunturale dei prezzi agricoli determini un calo d’interesse da parte dei produttori, al tempo stesso la crisi finanziaria potrebbe far ritornare l’interesse per l’investimento in agricoltura da parte di soggetti che hanno disponibilità finanziarie. E se è lecito individuare il comune denominatore nei confronti dei due fenomeni viene da concludere che la terra potrà probabilmente continuare purtroppo ad essere un bene appetibile per gli speculatori, inaccessibile per i produttori.”