Il Clan dei Casalesi rivolge l’ennesima minaccia
ad una giornalista,
un proiettile nell’auto.
La stampa italiana tace,
le agenzie di stampa affossano
la notizia

Per l’informazione italiana c’è chi è figlio e chi è figliastro, ad Aversa esiste una giornalista della Gazzetta di Caserta, della quale non possiamo nemmeno fare il nome a tutela della sua sicurezza, alla quale nei giorni scorsi qualcuno ha messo nell’auto un proiettile inesploso di pistola. La donna si occupa di cronaca nera, Camorra, Clan dei Casalesi, per intenderci. Eppure quando si è trattato altri, gente con le conoscenze giuste, solo rispetto a delle asserite minacce si è fatto fuoco fiamme, di fronte al clamore mediatico certi prodotti si vendono bene con un buon lucro, vi recitano anche dei “gomorristi” pesantemente coinvolti in indagini di Camorra, quelle sul Clan dei Casalesi. Un singolare modo di denunciare la Camorra, facendo diventare attori da Oscar dei (presunti) camorristi, per giunta il tutto rivelando dei fatti che i coraggiosi giornalisti del nostro territorio scrivono da sempre, ma sono figli di un Dio Minore. Un certo scrittore sta passando per martire sta ricevendo i tributi delle cronache internazionali. I nostri colleghi hanno la sfortuna di non avere gli editori giusti, magari qualcuno di loro viene anche sottopagato, ma hanno il coraggio di scrivere di camorristi che vivono a pochi passi dalle loro case, di certo non se ne vanno in giro con la scorta. La giornalista aversana, proprio mentre scriviamo queste righe, ci ha fatto sapere che ha rifiutato la vigilanza delle forze dell’ordine. Lo stesso quotidiano 40 giorni fa, ha subito il sabotaggio della trasmissione in tipografia ed il furto di alcune carte compromettenti che servivano per un’inchiesta. Eppure quel certo scrittore martire, edito da Mondadori, al Festival di Mantova ebbe la sfacciataggine di dire che i giornali della nostra zona sono usati per i messaggi della Camorra. Sarà pur vero che certi sono dei giornalacci sotto altri profili, ma di certo non camorristi. Intanto la notizia della nostra collega della Gazzetta di Caserta è stata ignorata da tutti, così come lo sono state le minacce esplicite fatte al processo Spartacus rivolte ai colleghi Mimmo Palmiero e Tina Palomba del Corriere di Caserta, a Carlo Pasacarella di Buongiorno Caserta, diverso è il caso dell’ottima Rosaria Capacchione, lavora per il Mattino, Lei sì che viene citata, forse perchè lavora per il Mattino, una testata patrizia evidentemente più chic rispetto agli altri, considerati plebei. Prendendo in prestito un richiamo biblico, che va tanto di moda di questi tempi e molta fortuna ha portato a qualcuno, oltre Gomorra andrebbe ricordata che esiste anche Sodoma.
Salvatore Pizzo