Il Convento di Santa Maria del Carmine fondato nel 1315 e ubicato fuori dalle antiche mura angioine, accolse i Carmelitani che vi restarono fino agli inizi dell’800. Nel 1813 in seguito all’emanazione della legge sulla soppressione dei monasteri il complesso divenne prima infermeria dei cavalieri e poi scuderia, nuova vita riebbe invece nel 1849, quando fu adibito a Caserma.
Nella prima metà del ‘900 fu sede del Distretto Militare e infine, nel 1959 accolse i Padri Agostiniani che vi rimasero fino a qualche decennio fa. La chiesa era caratterizzata da un bellissimo arredo marmoreo, divelto e trafugato e una serie di dipinti da anni trasferiti nel Refettorio del Seminario Arcivescovile. Attualmente l’intera fabbrica, di proprietà del demanio, versa in un totale stato di abbandono, sono per questo indispensabili interventi di restauro e parallelamente urge la scelta di una nuova destinazione d’uso. Affinché non vada perso uno dei tesori più rappresentativi della storia aversana è necessaria l’attenzione alla problematica da parte dello Stato e della Regione Campania sempre meno accorti al recupero e, contemporaneamente occorre una sensibilizzazione dei cittadini orribilmente ignari delle potenzialità economiche legate al turismo culturale. E’ di fatti inconcepibile che la città di Aversa nota come la città delle cento chiese, con un patrimonio monumentale inestimabile venga ignorata su più fronti. Addirittura molti non sanno che via Abenavolo (dedicata ad uno degli aversani che presero parte alla Disfida di Barletta), la strada che da Piazza Trieste e Trento conduce al Borgo è chiusa dai giorni del sisma del 1980 (!), proprio perché il complesso dell’ex distretto militare è da allora pericolante nel menefreghismo più totale. La strada è un ammasso di rifiuti e sterpaglie, ad alcuni passi da uno dei pochi centri storici arabo-normanni esistenti al mondo. Tutto sta diventando un rudere con gli oggetti più preziosi, quei rari che non ancora sono stati rubati, perennemente alla mercè dei ladri d’arte che agiscono su commissione di collezionisti settentrionali ed esteri, i quali spesso conoscono il valore inestimabile del nostro patrimonio più della pseudo classe dirigente aversana.

Ester Pizzo