I giovani laureati facenti parte del Comitato Nazionale Dottori in Scienze Politiche non demordono e continuano a portare avanti la loro battaglia per riuscire a porre fine ad una discriminazione legislativa che si perpetra dalla fine degli anni 90, da quando, cioè, i D.M. 231/1997 e D.M. 39/98 limitarono, senza alcuna ratio, l’accesso alla professione di insegnante solo a coloro che avessero conseguito la laurea entro l’Anno Accademico 2000/2001,
escludendo tutti gli studenti che si sarebbero laureati successivamente a tale periodo. L’incostituzionalità della norma si realizza nel momento in cui accade che a parità di condizione dello studente, appartenenza allo stesso ordinamento e con il medesimo piano di studi, si ha un differente trattamento da parte della legge. La raccolta firme avviata dal Comitato sul sito http://www.petitiononline.com/re150607/ è arrivata a toccare quota 2570 adesioni di ragazze e ragazzi di tutta Italia, stanchi di essere bistrattati dopo tutti gli sforzi profusi nello studio. Cosi come sottolinea Caterina da Messina, che nel lasciare un commento oltre alla propria firma, afferma che: “laureata dal 2004 in scienze politiche da 5 anni ho fatto lavori dequalificanti se penso alla fatica per raggiungere il traguardo della laurea” o Gerardo da Pomarico (Matera) che mostra tutta la sua rabbia e delusione nell’affermare che : “Ne sono venuto a conoscenza per caso ed è una situazione che non avrei mai potuto immaginare, incomincio a vergognarmi di essere italiano. E’ una situazione assurda ed imbarazzante che solo in Italia si può trovare. Per entrare nel mondo del lavoro oggi è già difficile se poi ci mettono anche queste barriere non ci resta che andare altrove, in Europa o all’estero dove avremmo una pari dignità e opportunità come tutti gli altri laureati”. La voce di protesta di questi ragazzi è riuscita a varcare le porte del Parlamento Italiano. Grazie, infatti, alla sensibilità dimostrata verso tale problematica, il Deputato Paolo Russo, Pdl, ha presentato un’interrogazione orale al Ministro Gelmini, la n. 3/00358 al fine di sapere “se sia a conoscenza della situazione e quali provvedimenti intenda adottare nell’immediato per consentire a tutti gli studenti che si sono laureati nella stessa disciplina e con lo stesso piano di studi di accedere all’abilitazione all’insegnamento eliminando discriminazioni che facciano riferimento al solo requisito temporale”. Il Deputato Giuseppe Berretta, Pd, in aggiunta ha presentato una Proposta di legge avente per oggetto “Abilitazione dei laureati in scienze politiche e in altre materie equiparate all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche nonché della filosofia, psicologia e scienze dell’educazione nella scuola secondaria superiore”. Come si può notare, la questione non ha nessun colore politico ma, anzi, il fatto che i due principali partiti avversi, presenti in parlamento, trovino convergenza su tale problematica è segno di un oggettività dell’ingiustizia subita dai laureati in Scienze Politiche, giovani che dovrebbero rappresentare il presente di questo Paese, laureati che non chiedono né soldi né posti di lavoro ma il rispetto dei principi costituzionali per avere un’opportunità in più in un periodo dove le opportunità sono diventate delle chimere. Il Comitato Nazionale Dottori in Scienze Politiche rivolge un appello ai politici e amministratori pubblici, di qualsiasi livello e partito, ai presidi di facoltà, agli organi di stampa, ai sindacati, in altre parole a tutti quegli attori sociali che hanno gli strumenti e la possibilità affinché questi atti parlamentari non rimangano lettera morta e che venga ripristinata finalmente la legalità.