Sono tanti coloro che andati via dal nostra zona si distinguono nei settori in cui operano, portando alto il nome della nostra martoriata terra, uno di loro è il giovane Tommaso Aquilante originario di Gricignano d’Aversa, 25enne che dopo aver studiato alla “Bocconi”, dove è stato anche rappresentante degli studenti, adesso lavora alla Banca Centrale Europea
Sei andato via dalla nostra terra per motivi di studio oppure per altre cause?
 
Per incompatibilità ambientale e per motivi di studio. Ormai quasi tutto da noi è intermediato dalla logica criminale e il mio modo di vivere e di pensare è inconciliabile con questo stato delle cose.

Quali sono i tuoi legami attuali con i luoghi d’origine?

Alcuni amici, la famiglia. Ogni volta che torno a casa, sentimenti di nostalgia ed orgoglio si mescolano a rabbia e rassegnazione. La nostalgia per il luogo in cui sono nato, l’orgoglio per la storia e le bellezze del mio territorio (sempre più deturpate, mal curate e distrutte dalla logica di cui sopra), la rabbia nel vedere che la maggioranza dei miei conterranei sembra vivere bene nel pantano morale che li circonda e la rassegnazione dovuta alla consapevolezza che cambiare le cose è difficile e richiede tempo e volontà, è quasi una missione.

Stando lontano cosa ti manca di più?

La famiglia, le domeniche soleggiate delle estati e delle primavere meridionali, perfino l’opulenza e la lunghezza dei pranzi domenicali. Poi certi amici e alcune attività a cui dedicavo molto tempo e che ora non faccio più.

E’ vero che sei è stato rappresentante degli studenti della Bocconi?

È vero. A voler essere più precisi sono anche stato presidente del consiglio degli studenti (ciò che nel resto degli atenei italiani è chiamato senato accademico). Ho voluto continuare quello che in qualche modo avevo cominciato a casa mia. Al “Gallo”, infatti, sono stato sia rappresentante d’istituto che della consulta provinciale di Caserta.

Da poco sei stato assunto dalla Banca Centrale Europea che ruolo hai, dove lavori?

A maggio sarà un anno. Sono ricercatore presso la direzione di ricerca della BCE, divisione di econometria. In sostanza cerchiamo di fare previsioni economiche.

Quali sono le tue ambizioni, i tuoi obiettivi, per il futuro?
 
L’obiettivo prossimo è quello di studiare ancora. A settembre comincerò un dottorato di ricerca in economics a Londra. Obiettivi a medio termine: quello di diventare un buon economista. A lungo termine è meglio non fare previsioni perché il margine di errore potrebbe essere molto elevato.

Ti capita spesso di incontrare nostri conterranei?

Sempre! La Bocconi, come molte altre università e città del nord, sono costituite prevalentemente da meridionali. Gli aversani poi sono veramente ovunque. Ne ho incontrati tanti in Olanda, tantissimi in Inghilterra, infiniti in Germania.

Cosa pensi del fatto che le banche settentrionali e quelle estere rastrellano risorse nel nostro territorio ed investono altrove, secondo te da noi esiste la colonizzazione bancaria?
 
Affermazione forte la tua! Mi dovresti fare un esempio di banche estere o del settentrione che hanno operato questa pratica e poi ne potremmo parlare. Se per colonizzazione bancaria intendiamo il reperimento in qualche modo forzato di risorse dal nostro territorio allo scopo di investire altrove per arricchire altre terre, allora non credo esista qualcosa del genere. In ogni caso, ricordiamoci che le colonizzazioni avvengono quasi sempre con la compiacenza parziale, minima o totale della popolazione locale. Una depredazione finanziaria è avvenuta nel nostro territorio, ma parliamo di età pre – unitaria: il Banco di Napoli era il più ricco della penisola Italica (circa 3 volte l’oro di tutti i banchi del Nord messi insieme) e il Regno delle due Sicilie era il terzo stato al mondo. I piemontesi, ancora una volta con l’apporto per niente trascurabile dei nostri, usarono questo oro per ripianare i loro debiti (la loro moneta era carta straccia e in alcuni casi non era nemmeno accettata), operare la cacciata degli austro – ungarici da alcune terre di confine e perfino per combattere quelli che poi furono chiamati briganti. Sappiamo quale fu invece la sorte che delle nostre lande.

Il fatto che l’unica banca locale che finalmente aveva aperto ad Aversa, dopo appena un anno già sia in liquidazione, secondo te può incidere in maniera poco positiva sulla nostra realtà economica?

 
La banca è solo una parte (importante sia chiaro) del sistema economico. Bisognerebbe capire bene quali sono state le cause che hanno portato alla liquidazione dell’istituto. Il dato comunque non è sorprendente: la nostra provincia ha i tassi di mortalità e natalità di attività imprenditoriali tra i più alti in Italia. Segno che molte imprese nascono non proprio con l’obiettivo di produrre beni o servizi. Poi esiste il problema dei problemi che allo stesso tempo causa ed è causato da molti fattori: la criminalità organizzata. Interi settori economici della nostra provincia sono stati a lungo e sono ancora oggi gestiti dai casalesi e/o da clan satelliti. L’economia è strozzata dal pizzo e da un giro di sommerso che fa paura. Molte imprese si tengono in vita, ad esempio, solo perché hanno la possibilità, spesso col tacito avallo degli istituti di credito locali, di emettere una quantità incredibile di assegni “a scadenza”, vietati per legge. In pratica sopravvivono sulla base di soldi che non passeranno mai realmente per le loro casse (a tal proposito sarebbe il caso di reinserire la norma antiriciclaggio sul tetto al facciale degli assegni circolari). In un altro contesto queste imprese, giustamente, chiuderebbero. Infine, esiste un problema di concorrenza legato a quello della criminalità. I clan gestiscono appalti e commesse, questo riduce la concorrenza e l’incentivo a produrre in maniera efficiente per il mercato. Posso finire con una riflessione non richiesta?
 
Prego.
 
Il futuro della provincia di Caserta non è nell’edilizia. Abbiamo una costa, deturpata si, ma recuperabile in un decennio o forse anche meno. Abbiamo un territorio fantastico e possiamo ancora guarirlo da certe ferite, ma dipende da noi. In tre parole: terra, sole, mare e un ritorno ai frutti della terra. Permettimi di chiudere dicendoti che io sono contrarissimo al fatto che Aversa diventi provincia.