Sono tutti immigrati regolarmente presenti in Italia i 26 indagati coinvolti nell’inchiesta della Procura di Venezia relativa al terrorismo di matrice islamista, che ha toccato anche il nostro territorio coinvolgendo Nasser Hidouri l’Imam della moschea di San Marcellino. Le indagini sono partite da Vicenza e riguardano le attività del Gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento, ora noto anche come "Al Qaeda islamic Maghreb”, che si oppone al governo di Algeri.
Le persone indagate sarebbero quasi tutte di nazionalità algerina, il principale sospettato è un predicatore yemenita segnalato a Vicenza, città da dove è partita l’inchiesta, che oltre all’Aversano ha riguardato anche le province di Venezia, Padova, Brescia, Firenze, Como, Cuneo e Trento. Un’indagine "preventiva" – viene sottolineato negli ambienti dell’antiterrorismo – scattata non sulla base di prove riguardanti progetti di attentati o azioni dimostrative, ma per disarticolare una rete che dava assistenza e supporto logistico a clandestini che potevano così spostarsi in vari Paesi d’Europa. L’Imam di San Marcellino in un’intervista rilasciata a Tele Club Italia ha condannato apertamente il terrorismo, ha detto che esso danneggia anche l’Islam e che ripone fiducia negli inquirenti perché si sente assolutamente estraneo ai fatti. Le accuse per lui sono quelle di aver fornito aiuto ad alcuni personaggi ritenuti vicini all’organizzazione terroristica, ma va detto che presso la moschea di San Marcellino è attivo un vero e proprio sportello per l’assistenza agli immigrati, Hidouri al quale la Digos ha perquisito anche l’abitazione, non ha escluso che tra gli utenti vi potessero essere anche persone realmente coinvolte, ma che non può saperlo con certezza perché sono numerosi gli utenti che vi si rivolgono. L’imam nelle ore successive alla perquisizione ha ricevuto attestati di solidarietà da parte di numerose associazioni locali. Si tratta della quarta inchiesta che negli ultimi anni ha toccato il nostro territorio che ospita la moschea più grande della Campania, quella di San Marcellino. Nell’aprile del 2006 con l’operazione “Bon Voiage” svoltasi tra l’Italia e la Francia, furono spiccati 12 ordini di cattura, tra loro anche due italiani: uno dipendente del Comune di Aversa che in cambio di 150 euro “a favore” avrebbe fornito documenti puliti ai terroristi, l’altro il titolare di una ditta di Villa di Briano che avrebbe instaurato rapporti di lavoro fittizi, utili a giustificare la presenza in Italia di presunti affiliati all’organizzazione terroristica. Prima ancora, nel gennaio del 2003, ad Aversa furono compiute sette perquisizioni e tre arresti, anche in quel caso furono trovati documenti falsi, poi nel gennaio del 2004, altri cinque arresti in varie parti d’Italia, e tra queste anche la città normanna ed anche in quel caso si trattava di documenti falsi e finanziamenti. Il primo intervento delle forze dell’ordine pure partì da Vicenza in quel caso furono indagati sette algerini dei quali due sono rinviati a giudizio dal Tribunale di Napoli.
Salvatore Pizzo