Da decenni sui giornali regionali e nazionali si parla dei problemi della Campania in un crescendo rossiniano. Mai della soluzione di qualcuno di essi. Le ragioni sono state trattate da politici, giornalisti, opinionisti. Mi si consenta di valutare la cosa da un punto di vista del cittadino comune, non vincolato né dipendente da interessi cogenti.
La causa principale del declino civile, culturale, sociale, economico e politico della Campania risiede nella sfiducia. Il contrario del motto di Obama “yes we can”, l’opposto della convinzione di Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano “essere convinti e determinati”. La sfiducia è il male oscuro che ha invaso e devastato la comunità campana: la sfiducia dei vecchi verso i giovani e viceversa, la sfiducia dei politici verso i cittadini e l’inverso, la sfiducia dei genitori degli studenti verso gli insegnanti e ritorno, la sfiducia dei Campani verso le istituzioni come la sfiducia dei dirigenti pubblici verso le collettività. Sono stati spesi milioni di miliardi per avere una regione disastrata. Il rapporto costi-benefici è abissale. Le stesse tasse che pagano i Campani non procurano neanche lontanamente i servizi che vengono elargiti nelle Regioni civili d’Italia. Come uscire fuori da queste trappole? Occorrono iniezioni quotidiane di fiducia, frutto dell’impegno e dell’onestà della maggioranza dei cittadini amministrati e rincuorati dall’esempio quotidiano di Rappresentanti convinti ed impegnati per il bene comune. Fino a quando prevarrà la bestiale convinzione che il pubblico è una torta da spartire tra compagni, compari e comparielli, dilatando le spese e mortificando i risultati, il tunnel dell’oscurità sarà sempre più lungo e per i Campani sembrerà non finire mai. La luce del riscatto non nasce dai lamenti e dall’arrogante pretesa che i problemi debbano essere risolti dagli altri. Dobbiamo essere noi Campani ad affrontare e portare a soluzione i problemi di casa nostra, noi tutti dobbiamo cominciare a fare le grandi pulizie di primavera, ammettendo una volta per tutte di essere i principali artefici dell’attuale disastro. Non possiamo pretendere che i Berlusconi, i Bertolaso, i Maroni, le Gelmini etc. vengano qui a fare quello che noi dobbiamo fare. E’ giunta l’ora per i Campani di rinunziare ai loro egoismi, alla loro mentalità parassitaria, menefreghista e delinquenziale. Se non si parte dalla diagnosi corretta il male oscuro dei Campani non sarà affrontato e curato in profondità.
Gennaro Mariniello
Gennaro Mariniello
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