Quando arriva l’estate gli esponenti della Lega Nord trovano il modo di dirne qualcuna sui generis che riguardi gli insegnanti, l’anno scorso proprio nei giorni successivi ad una delle bocciature all’esame di maturità del suo pargolo, il capo del partito delle camicie verdi, Umberto Bossi, aveva proferito parole forti contro gli insegnanti del Sud. L’anno scorso non li volevano nelle scuole del Nord, eppure sono gli stessi che gli permettono di tenerle aperte, altrimenti in molti casi sarebbero chiuse per mancanza di docenti. Una situazione che ha permesso anche a molti leghisti di alfabetizzarsi. La proposta leghista di quest’estate è che i docenti per insegnare debbano superare un "test dal quale emerga la loro conoscenza della storia, delle tradizioni e del dialetto della regione in cui intendono insegnare". Roba che pare ideologica, ma non è solo tale, se la proposta passasse bisognerebbe organizzare corsi, reperire insegnanti di dialetto per formare insegnanti (chissà come si certificherebbe la loro competenza, visto che non esistono lauree di lingue regionali), in mancanza di criteri specifici l’affaire significherebbe conferimenti di incarichi in maniera discrezionale, compensi, obblighi di riconoscenza, quello che comunemente si chiama clientelismo politico. Certi leghisti predicano contro certi politici del Sud, ma sono uguali se non peggiori. In questo c’è l’aspetto comico, il dialetto dei luoghi natii bene o male lo parliamo tutti, ma chi è che sa scrivere nel proprio dialetto? Solo qualche appassionato. In pratica la selezione leghista mira a far fuori dal sistema scolastico tutti o quasi gli insegnanti, chissà quale disegno si cela contro quest’attacco alla scuola. La deputata Paola Goisis, sostenitrice della proposta in commissione cultura alla camera, riferendosi ai titoli di studio ha detto: "Non garantiscono un’omogeneità di fondo – osserva il deputato del Carroccio – e spesso risultano comprati. Pertanto non costituiscono una garanzia sull’adeguatezza dell’ insegnante. Questa nostra proposta che, ripeto, è l’unico punto che noi chiediamo venga inserito nella riforma, punta ad ottenere una sostanziale uguaglianza tra i professori del Nord e quelli del Sud. Non è possibile, infatti, che la maggior parte dei professori che insegna al nord sia meridionale". Goisis non pare abbia mai segnalato all’autorità giudiziaria qualche titolo comprato, siccome si tratta di un reato, se sa di qualcosa lo dica ai carabinieri. Goisis non vuole rendersi conto che il problema sta nei numeri, prima della crisi economica pochi temerari al Nord sceglievano l’insegnamento che garantisce un reddito basso per gli standard “padani”. In tutto questo poi c’è sempre lo stesso problema di fondo l’odio contro la gente del Sud. Salvatore Pizzo