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Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione birmana, premio Nobel per la pace e cittadina onoraria di Aversa, privata della libertà per 14 degli ultimi 20 anni della sua vita, è stata condannata ad altri 18 mesi di arresti domiciliari. Un verdetto che permette alla dittatura della giunta militare birmana di escluderla ancor più agevolmente dalle elezioni del prossimo anno, già avevano approvato una legge che vieta le candidature di cittadini sposati con stranieri come nel caso di Aung San Suu Kyi. E’ stata considerata "colpevole" di aver violato le regole degli arresti domiciliari, ospitando a inizio maggio, un bizzarro pacifista americano che aveva nuotato fino alla sua residenza sul lago Inya, nei pressi di Rangoon. Il Tribunale aveva inizialmente condannato la donna e le sue due domestiche (madre e figlia) a tre anni di lavori forzati, ma subito dopo il ministro dell’Interno, Muang Oo, ha reso noto l’ordine speciale del generale Than Shwe, capo del regime che reso più tenue la pena della donna. L’americano John Yettaw è stato invece condannato a 7 anni, di cui quattro di lavori forzati. Gli avvocati di tutti e quattro hanno annunciato ricorso in appello.

Di red