Il resoconto del dibattito al Senato
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sull’avvio dell’anno scolastico».
Ha facoltà di parlare il ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, onorevole Gelmini.
GELMINI, ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Illustre Presidente, onorevoli senatori, avviare un anno scolastico è sempre un’operazione di estrema complessità. Quest’anno, peraltro, la sfida era ancora più impegnativa. Si trattava, infatti, di applicare per la prima volta una riforma organica che cambia, anzi ha cambiato, completamente il volto della scuola superiore italiana. Nuovi indirizzi, nuovi orari, una riorganizzazione totale dell’offerta formativa attesa da decenni e poi, come ogni anno, i soliti adempimenti: gli uffici regionali erano chiamati ad occuparsi di rispondere alle domande di mobilità del personale docente, del personale tecnico-amministrativo e poi gli organici, le cattedre, le immissioni in ruolo, le supplenze. Insomma, una mole di lavoro considerevole, che è stata svolta però in maniera esemplare. Quindi, credo che la sfida di aprire regolarmente l’anno scolastico sia stata vinta.
Non sono mancate certo, come sempre, polemiche e contestazioni, ma sono state nella sostanza smentite le pessimistiche e spesso strumentali previsioni di un caotico e magari ritardato inizio dell’anno scolastico per effetto dell’applicazione dell’articolo 64 della legge n. 133 del 2008 e degli interventi legati all’attuazione e alla messa a regime della riforma del primo e del secondo ciclo.
Colgo dunque l’occasione per ringraziare da questa autorevole sede istituzionale le strutture ministeriali, gli uffici scolastici regionali e territoriali e tutte le istituzioni scolastiche per avere assicurato con impegno encomiabile il tempestivo svolgimento delle complesse operazioni propedeutiche all’avvio dell’anno scolastico. Ritengo che soprattutto a questa maggioranza di uomini e donne, dirigenti scolastici, insegnanti motivati, vada rivolto il nostro ringraziamento quando si parla di scuola italiana.
Ma prima di entrare nel merito delle misure che hanno accompagnato necessariamente l’entrata in vigore e poi l’attuazione della riforma della scuola superiore in quest’anno scolastico, non voglio eludere il tema delle risorse attorno al quale sono nate polemiche aspre, che hanno diviso e continuano a dividere gli schieramenti e anche il Paese. Voglio partire da un’analisi, credo oggettiva, contenuta all’interno di un documento di inquadramento del sistema scolastico: mi riferisco al Libro bianco redatto durante il precedente Governo dal quale risulta, da una lettura attenta, evidente a tutti una sproporzione nella gestione delle risorse tra l’impiego del 97 per cento delle medesime per le spese correnti ed il risultato di riservare un misero 3 per cento alla qualità, agli investimenti.
Si è molto discusso sull’entità dei tagli al personale docente e amministrativo. Si è più volte lamentata una cura eccessiva, una razionalizzazione non sopportabile per la scuola. Nulla di tutto ciò, perché, se si va a vedere effettivamente la portata di quella manovra, si scopre che a fronte dei 42.000 tagli previsti dal precedente anno, ben 32.000 erano legati ai pensionamenti, e quindi la manovra di fatto si riduce da 42.000 a 10.000 tagli, e anche quest’anno i tagli sono stati di ammontare pari a 25.000 posti ma, considerati ancora una volta i pensionamenti (questi ammontano a 23.000), la differenza è presto fatta, nel senso che il taglio è di 2000 posti: certo non pochi, ma si tratta pur sempre di una manovra che continuo a pensare assolutamente sopportabile e indispensabile per invertire un trend di crescita della pianta organica non proporzionato al fabbisogno effettivo di posti da insegnante o da dirigente scolastico richiesti dalla scuola italiana.
Voglio ricordare inoltre che, per dare risposte concrete a coloro che si sono ritrovati esclusi a seguito delle riduzioni di organico effettuate da questo Governo, in considerazione dell’attuale situazione lavorativa ed in risposta alle legittime aspettative del precariato conseguente all’adozione degli ultimi due provvedimenti economici, sono stati siglati accordi con le Regioni per autorizzare 16.000 immissioni in ruolo di personale. Ciò sta a significare che il precariato frutto della manovra del 2008-2009 è stato completamente assorbito.
Si è poi molto discusso, anche a livello europeo, del fatto che il Governo, anche a seguito dell’approvazione dell’ultimo provvedimento economico in materia di pubblica amministrazione, ha previsto il blocco degli stipendi e degli scatti di anzianità; ci si dimentica però di ricordare che è stata fatta un’eccezione importante per la scuola, e ciò è stato possibile grazie al fatto che, a parte i tagli, la misura prevista dal Governo (e cioè il risparmio del 30 per cento da reinvestire nella scuola) produrrà a medio termine un risparmio strutturale di un miliardo di euro, da destinare finalmente agli investimenti nella qualità e non più alle spese fisse. I primi risparmi racimolati hanno consentito agli insegnanti di non perdere gli scatti di anzianità: la scuola è cioè l’unico comparto della pubblica amministrazione a non subire il blocco degli scatti. Credo che questo, insieme alla previsione di nuovi posti di lavoro, rappresenti un elemento importante. Infatti, anche in un momento di congiuntura economica difficile, di crisi internazionale, siamo riusciti a prevedere 10.000 nuove immissioni in ruolo (spesso dimenticate), 6.500 nuove immissioni in ruolo di personale tecnico amministrativo, 170 nuovi posti di dirigente scolastico, ed è stato inoltre bandito un concorso per dirigente scolastico (per la prima volta sulla base di prove selettive e non più soltanto con concorso per titoli) per 2.800 posti.
Quanto al tema che, forse, più mi addolora, e cioè sentir parlare di tagli rispetto alla disabilità e di tagli relativi agli insegnanti di sostegno, invito gli illustri senatori a consultare le risultanze dell’ufficio dati e dell’ufficio statistiche del Ministero, piuttosto che quelle degli uffici scolastici regionali, per constatare quanto vi sto dicendo, ovvero che sono stati immessi in ruolo 3.500 nuovi insegnanti di sostegno in più rispetto all’anno precedente. Credo che anche questo sia un segno importante da sottolineare.
Ciò non significa aver risolto tutti i problemi o negare il problema del precariato. Al riguardo mi sono pronunciata più volte: nel nostro Paese esiste un problema legato al precariato, alla precarizzazione dei giovani, ma non è imputabile all’attuale Governo, né alla finanziaria, con l’articolo 64 relativo al piano di razionalizzazione del comparto della scuola, bensì è il frutto di anni nei quali la scuola è stata trattata come un ammortizzatore sociale (Applausi dal Gruppo PdL)…
ADAMO (PD). Sono i tagli della Moratti!
GELMINI, ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. … anni in cui sono stati distribuiti posti di lavoro che nei fatti si sono tradotti in posti di attesa nelle graduatorie.
Cercare di ribaltare la realtà, attribuendo ad un provvedimento dell’attuale Governo l’esistenza nelle graduatorie ad esaurimento di 220.000 precari dotati di abilitazione e di altre 300.000 persone presenti nelle graduatorie di istituto senza abilitazione, credo sia una cosa non vera che, peraltro, non aiuta il mantenimento di una coesione sociale che è competenza di ciascuno di noi: sicuramente di chi ha incarichi di Governo, di chi siede nei banchi della maggioranza, ma anche dell’opposizione.
E allora io invito ad analizzare, a riflettere, a dibattere su un tema delicato come quello della scuola (che appartiene al Paese e non è né di destra né di sinistra) non con la lente dell’ideologia o del pregiudizio, ma andando a guardare i numeri. Lì si scoprirà che ci sono sicuramente delle ombre, ma anche molte luci. Mi riferisco ad alcuni provvedimenti che sono stati messi in campo per alleviare il precariato. Voglio ricordare in proposito la disponibilità che è stata assicurata in maniera bipartisan da molte Regioni (penso alle Regioni Calabria, Campania, Molise, Piemonte, Puglia, Sicilia, Veneto, Lazio), con ciascuna delle quali sono stati siglati accordi per 7, 10 o 20 milioni di euro, a seconda dei casi, e si è sicuramente cercato – e in parte ci siamo riusciti – di alleggerire la situazione dei precari. È chiaro che tale situazione non è stata risolta; è chiaro che il fenomeno del precariato resta sullo sfondo e resta un problema enorme per la realizzazione dei giovani, per la loro autonomia decisionale, per la loro prospettiva di crescita, di carriera e di autonomia dalla famiglia.
Ma questo non è – lo ribadisco – il frutto di una cattiva finanziaria, bensì è imputabile, credo, ad un sistema che, per troppi anni, non ha calcolato i fabbisogni di posti di lavoro (quindi di insegnanti) della scuola. Questo ha determinato da parte delle università, in perfetta buona fede, una moltiplicazione delle facoltà destinate a formare i nuovi insegnanti, e di conseguenza, poi, un’attesa interminabile ed inaccettabile nelle graduatorie. Noi cosa abbiamo fatto? Questo Governo ha voluto innanzitutto non essere corresponsabile dell’insorgenza di nuovo precariato. Per questo abbiamo cominciato a governare i numeri e a cambiare il regolamento sulla formazione iniziale dei docenti. Sappiamo che non può esistere una buona scuola senza dei bravi insegnanti: se è vero che le idee camminano sulle gambe degli uomini, la scuola cammina sulle gambe degli insegnanti. Rafforzare queste gambe è stato allora il primo obiettivo che ci siamo posti, con un nuovo regolamento per la formazione iniziale che prestasse attenzione alla qualità della didattica e alla qualità dell’insegnante: non solo sapere e conoscere la singola materia, ma anche saperla insegnare. In che modo? Attraverso il tirocinio: da un lato, attraverso uno studio teorico e, dall’altro, attraverso molte ore di lezione e di pratica nelle classi, con un docente tutor destinato ad accompagnare il percorso formativo e la pratica del giovane insegnante.
Ancora una volta, abbiamo rivolto attenzione alla disabilità. Abbiamo disegnato un nuovo tipo di docente, in grado di padroneggiare la propria disciplina, ma anche – ed è la prima volta in Italia – di avere una preparazione di base sulle disabilità. Noi non abbiamo formato solo gli insegnanti di sostegno, ma abbiamo preteso che tutti gli insegnanti avessero una particolare attenzione e una particolare preparazione di base sulle disabilità. Ci siamo preoccupati che i nuovi insegnanti avessero una buona preparazione in lingua inglese e fossero in grado di utilizzare le tecnologie informatiche della didattica.
Abbiamo inoltre pensato ad un numero programmato, cioè alla possibilità di sfornare tanti insegnanti quanti quelli di cui ha bisogno la scuola, con un 30 per cento in più che ci deriva dall’esperienza, perché è evidente che non c’è una piena sintonia fra coloro che iniziano il percorso all’interno delle nuove facoltà di formazione degli insegnanti e coloro che poi si laureano, si abilitano e quindi entrano nel mondo della scuola. Per questo motivo, abbiamo previsto il 30 per cento in più, ma non più di questo!
Inoltre, se da un lato, abbiamo garantito gli scatti di anzianità, dall’altro pensiamo che un sistema di formazione veramente qualitativo debba puntare al superamento dell’avanzamento per anzianità. Sottolineo che il nostro Paese, insieme alla Grecia, è rimasto uno dei pochi in Europa (se non l’unico) a non prevedere una valorizzazione della professione dell’insegnante, giacché l’avanzamento è legato soltanto al trascorrere del tempo. Ebbene, noi riteniamo che tale sistema, che oggi abbiamo garantito alla scuola anche in un momento di blocco degli scatti di anzianità, debba essere superato se vogliamo avere realmente una scuola di qualità ed insegnanti preparati e motivati. Per tale motivo, stiamo ragionando anche al tavolo sindacale per individuare una via che possa essere il più possibile condivisa: si può trattare di una strada contrattuale o normativa, ma certamente dobbiamo pensare alla valorizzazione del corpo insegnante. Pertanto, dobbiamo individuare un percorso che premi il merito e gli insegnanti migliori e non riservi i medesimi trattamenti ad insegnanti buoni e a quelli cattivi: dobbiamo imparare a premiare coloro che lo meritano, cioè gli insegnanti capaci, e a non penalizzarli come gli insegnanti che capaci non sono. (Applausi dai Gruppi PDL e LNP). Infatti, un sistema che non premia il merito e che non valorizza i risultati alla fine penalizza gli insegnanti migliori e soprattutto i nostri giovani e i nostri studenti.
Desidero affrontare anche un altro tema, spesso trattato sui giornali. Ascoltando la televisione e leggendo i giornali sembra che tutte le nostre classi siano sovraffollate, cioè siano formate da un minimo di 30 alunni. Sembra che da quando vi è il Governo Berlusconi non esista una classe formata da 20 alunni! Ebbene, ho cercato di capire se questa rappresentazione corrispondesse al vero oppure fosse – come ritenevo – un po’ ingigantita. Ancora una volta vengono in aiuto i numeri. Per quanto riguarda le classi sovraffollate, si tratta di un problema reale, ma di dimensioni molto più modeste di come taluni lo dipingono. Le classi costituite da un numero di alunni superiore a 30 (si fa presente che esse sono esclusivamente quelle dell’istruzione secondaria superiore) rispetto al totale delle classi rappresentano lo 0,4 per cento: questi sono dati che ho raccolto dai singoli uffici scolastici. Inoltre, ho scoperto che sono molto più numerose, cioè il 2,5 per cento, le classi che hanno meno di 12 alunni: queste, però, non vengono mai attenzionate dalla stampa o dai media.
RUSCONI (PD). Abolisca la montagna del bresciano!
GELMINI, ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Lascio a voi le conclusioni del caso. Io mi limito ad evidenziare che vorrei un Paese nel quale non vi fosse neanche una classe con più di 20-25 alunni; tuttavia credo abbiano fatto bene il Governo e, soprattutto, la Conferenza Stato-Regioni a trovare un accordo sul dimensionamento scolastico. Infatti, in molti casi forse è meglio avere una classe sovraffollata piuttosto che tenere in funzione una scuola pericolosa, non sicura. Quindi, il dimensionamento scolastico, che tra l’altro (come sottolineato dalla Conferenza Stato-Regioni) è di competenza degli enti locali, è un atto dovuto e doveroso se vogliamo garantire un’edilizia scolastica conforme alla normativa europea, nella quale non vi siano rischi, non solo con riferimento agli elementi strutturali, ma anche agli elementi non strutturali. Purtroppo il nostro Paese è distante dal raggiungimento di questo obiettivo.
Sottolineo poi che per il Governo l’edilizia scolastica costituisce una priorità nazionale, tanto che fin dall’avvio della legislatura ci siamo attivati con numerose iniziative, anche di sostegno finanziario, dirette a favorire i compiti degli enti locali. Innanzitutto, come dicevo, abbiamo attivato un tavolo tecnico con la Conferenza Stato-Regioni per la condivisione dell’anagrafe, perché vi era un problema di aggiornamento e di informatizzazione dell’anagrafe sull’edilizia scolastica e vi era anche un problema legato al completamento dei dati. Avevamo a disposizione, infatti, solo i rischi relativi agli elementi strutturali e, dopo la vicenda dolorosissima di Rivoli, ci siamo accorti che l’anagrafe non conteneva i rischi riferiti agli elementi non strutturali.
Abbiamo quindi proceduto con un lavoro sinergico con le Regioni, con gli uffici scolastici regionali e anche con i Comuni e le Province, a seconda della competenza sulla scuola primaria e secondaria di primo e secondo livello, a fare anche dei sopralluoghi. Pertanto, l’80 per cento del patrimonio edilizio scolastico italiano è stato oggetto di sopralluogo con tecnici del Comune o della Provincia, a seconda dei casi, con un referente regionale e anche con un referente del Ministero delle infrastrutture e del Ministero della pubblica istruzione, al fine di avere una ricognizione puntuale della situazione prima di decidere dove andare ad investire.
È chiaro che il fabbisogno è molto oneroso, ma nel frattempo è stato però attivato il piano straordinario di messa in sicurezza delle scuole nelle zone a rischio sismico. Si è disposto l’utilizzo di 20 milioni annui per la sicurezza delle scuole, derivanti dai risparmi sulle cosiddette spese per la politica. Si è proceduto alla definitiva assegnazione agli enti locali, attraverso un accordo con l’INAIL, di 70 milioni di euro; sono stati opportunamente reperiti un miliardo di euro dal fondo FAS per l’edilizia scolastica, di cui 226 milioni sono serviti alla ricostruzione delle scuole in Abruzzo e, del resto, dopo faticose trattative, è stato quantomeno ripartito il primo stralcio, di circa 300 milioni, e stiamo procedendo al secondo stralcio, in accordo con il ministro Matteoli e con il sottosegretario Mantovani, al fine di posizionare queste risorse, dando la priorità agli interventi più urgenti, così come risulta dall’anagrafe ormai aggiornata.
Come dicevo, oltre l’80 per cento degli edifici scolastici sono stati visitati da squadre tecniche appositamente costituite, che hanno verificato tutti gli elementi di pericolosità di carattere non strutturale. Con i primi risultati è stato predisposto un piano straordinario d’intervento. La Commissione bilancio della Camera sta peraltro procedendo alla ripartizione, a parte il miliardo di euro, di altri 300 milioni. È chiaro che non sono cifre esaustive e sufficienti per far fronte al fabbisogno di miglioramento dell’edilizia scolastica; sono però cifre importanti che, se verranno compartecipate dagli enti locali, potranno produrre un effetto moltiplicatore e diventare somme ancora più ingenti.
La difficoltà sta nel velocizzare i tempi d’impiego di queste risorse, però credo che, anche in fase di stesura del piano per il Mezzogiorno – ne abbiamo già discusso con il ministro Tremonti e con il ministro Fitto – dovremo liberare risorse per migliorare in modo particolare il patrimonio edilizio scolastico del Mezzogiorno, e stiamo trovando anche alcune formule per recuperare risorse da enti privati, perché non esistono buone scuole se non sono sicure. Questo è un impegno complessivo: si tratta di orientare le proprie risorse dando la priorità assoluta a questo tipo di investimento. Si tratta anche in alcuni casi di decidere se sia più conveniente la ristrutturazione di una scuola fortemente disagiata e compromessa, o la costruzione di un nuovo polo scolastico; sicuramente l’investimento in questo settore è sacrosanto e assolutamente urgente.
Nel frattempo, nelle direttive europee (e anche nel pacchetto di direttive della cosiddetta Europa 20-20-20) si legge un cambio della conformazione degli ambienti di apprendimento. Ora, pur non intendendo parlare della scuola digitale, oggi presente solo marginalmente nelle nostre scuole, il 15 per cento degli alunni oggi può disporre della cosiddetta LIM, la lavagna interattiva multimediale: certamente stiamo svolgendo azioni importanti in questa direzione, anche con l’aiuto del Ministero della funzione pubblica e di importanti aziende internazionali. Il piano di diffusione delle lavagne interattive multimediali infatti procede e, alla fine di quest’anno scolastico, saranno oltre 40.000 le classi dotate di una lavagna interattiva multimediale; un milione di studenti potrà apprendere le diverse materie attraverso questa nuova tecnologia e sono già stati formati 300.000 insegnanti per l’utilizzo di questo nuovo metodo.
È evidente che ci troviamo in una fase di start up, cioè ancora iniziale, ma comunque credo si tratti di un fatto importante, anche perché l’obiettivo è di far sì che la rivoluzione digitale tocchi anche le famiglie; ciò significa, in sostanza, poter seguire l’andamento scolastico del proprio figlio attraverso Internet, consultare la pagella, prenotare colloqui con i professori, ricevere un sms quando il figlio è assente da scuola. Insomma, è destinato a finire anche uno dei rituali più longevi che si consuma ogni giorno nelle nostre scuole, l’appello, e attraverso la carta dello studente, che ogni alunno già da anni possiede, si potrà entrare ed uscire da scuola ed essere registrati automaticamente. In questo caso, quasi la metà delle scuole superiori è stata dotata degli strumenti necessari.
Quindi, si tratta di un percorso ancora lungo, che abbiamo appena avviato; un percorso che potrà giovarsi delle risorse frutto dei risparmi che abbiamo potuto accumulare e accumuleremo grazie alla famigerata legge finanziaria: grazie a quel miliardo di euro, che dal 2012 sarà una misura strutturale a disposizione delle scuole, anche la scuola digitale e l’informatizzazione della scuola potranno compiere notevoli passi in avanti.
Abbiamo, inoltre, avviato e cercato di potenziare il sistema di valutazione. È noto che da tempo esiste l’INVALSI, un’agenzia di valutazione e di somministrazione dei test. Ebbene, intendiamo rafforzare i suoi poteri e la sua struttura e affiancare un corpo di ispettori che possa, dal centro, verificare precisamente l’andamento dell’apprendimento e della qualità dell’istruzione nelle scuole prese a campione. Infine, vogliamo attivarci affinché l’INDIRE possa diventare l’agenzia di formazione degli insegnanti.
Ebbene, il nuovo sistema di valutazione (come accade con l’università attraverso l’ANVUR), con l’istituzione di un’agenzia deputata alla formazione e all’aggiornamento degli insegnanti e attraverso sperimentazioni già messe in campo per comprendere qual è il meccanismo incentivante premiale migliore (se quello di distribuire risorse incentivanti alla scuola piuttosto che ai singoli insegnanti), è destinato a cambiare la scuola italiana e ad avvicinarla all’Europa, così come ci viene chiesto ripetutamente dai documenti OCSE.
In conclusione, mi sento di dire che il piano di razionalizzazione era già stato scritto nel Quaderno bianco. Ci siamo assunti la responsabilità di attuarlo. I primi risultati gli insegnanti già li vedono quest’anno, non avendo il blocco degli scatti di anzianità ed essendosi liberate risorse per la qualità. Non sono peraltro convinta che si possa ridurre il tema della scuola esclusivamente ad una questione di risorse: è un problema di riforme, ed è legato alla modalità con cui le risorse stesse vengono spese.
Se riusciamo ad evitare gli sprechi, a cambiare le regole, a migliorare l’impianto formativo per la scuola secondaria di primo e soprattutto di secondo grado, come abbiamo fatto – capitalizzando tra l’altro una riforma, quella sull’istruzione tecnica, portata avanti dal precedente Governo – credo che l’insieme di queste misure a medio termine consegnerà al Paese sicuramente una scuola migliore. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull’informativa del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.
*ZANDA (PD). Signora Presidente, signora Ministro, ho chiesto di intervenire esclusivamente per rivolgere al ministro Gelmini una domanda su una questione specifica, sulla quale mi auguro di poter avere una risposta precisa, esauriente e priva della genericità del suo intervento. Signora Ministro, ho chiesto di prendere la parola per chiederle notizie sui provvedimenti relativi alla riduzione dell’orario degli istituti tecnici, in relazione alla nota sentenza del Consiglio di Stato.
Ne vorrei però parlare tra breve, perché il suo intervento mi sollecita a fare anche delle considerazioni di carattere generale sull’apertura dell’anno scolastico e un po’ sul bilancio di due anni e mezzo di governo del Ministero dell’istruzione. Vede, la settimana passata, il presidente Berlusconi è venuto in Senato, dopo essere stato alla Camera, per chiedere la fiducia sostanzialmente su cinque questioni che aveva già proposto a maggio 2008, quando ha presentato per la prima volta il suo Governo. Con il suo intervento, il presidente Berlusconi ha sostanzialmente, e direi esplicitamente, ammesso che questi due anni e mezzo sono stati un fallimento totale del suo Governo; due anni e mezzo al termine dei quali non ha potuto portare alcun dato significativo di risultati su riforme, interventi, miglioramento complessivo della situazione del Paese.
Debbo dire che la sua relazione odierna è una conferma che anche nel settore dell’istruzione ci troviamo praticamente davanti a un nulla. È la terza volta che prendo la parola in Assemblea per interloquire e rispondere a suoi interventi, e debbo riconoscere – e sul piano personale mi fa piacere dargliene atto – che lei espone sempre con estrema cortesia e con un tratto di grande signorilità una serie di buone intenzioni, di buoni propositi ed anche di buoni sentimenti rispetto alla nostra scuola. Tuttavia, non credo che né gli insegnanti, né le famiglie, né gli studenti possano purtroppo trovare alcun giovamento – e me ne dispiace – da questa sua propensione.
Il giorno in cui il presidente Berlusconi ha riottenuto la fiducia, come lei sa, alla Camera dei deputati l’inizio dell’esame della sua riforma universitaria è stato rinviato di un mese. Lei sa bene che in una simile congiuntura politica tale rinvio, al quale ovviamente – altrimenti non sarebbe stato possibile – ha collaborato la sua maggioranza, significa sostanzialmente l’affossamento della riforma. Pertanto, anche sul piano delle cose a cui lei teneva o tiene di più, ci troviamo davanti a un sostanziale nulla.
Già l’anno scorso, l’anno scolastico 2009-2010, aveva visto la perdita (non parlo di tagli, perché lei poco fa ha dichiarato che la addolora sentir parlare di tagli) di migliaia di posti di lavoro di personale e di insegnanti.
Anche questo anno scolastico 2010-2011 inizia sotto il segno della mancanza di risorse adeguate a garantire il funzionamento minimo degli istituti scolastici: mancanza di supplenti, riduzione degli orari, conseguente venir meno della continuità didattica e con la perdita di migliaia di posti di lavoro, che non diminuiscono ma addirittura aumentano il fenomeno del precariato.
Il riordino del sistema scolastico, realizzato dal suo Ministero con vari regolamenti ministeriali, sostanzialmente è una mera riorganizzazione necessaria per adeguare il sistema scolastico ai tagli decisi dal Ministro dell’economia. Questa è la logica che sovrintende a tutta la regolamentazione del suo Ministero.
Come noi possiamo parlare di riforma, se tutte le decisioni dipendono esclusivamente da precedenti decisioni di carattere finanziario che hanno impoverito strutturalmente la scuola? È vero, come lei ha detto poco fa, signora Ministro, che gli stanziamenti e le risorse non sono tutto per la scuola. È certamente vero. Ma senza risorse nessun progresso è possibile per il nostro sistema scolastico.
A conferma di questa politica di disinvestimento, i recenti regolamenti di riordino degli istituti professionali tecnici (che è la questione che le ho sollevato all’inizio) prevedono una ridefinizione al ribasso in termini di strutture e di organici. Signora Ministro, questa è la questione specifica sulla quale le chiedo di esprimersi.
Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del suo Ministero, quindi un suo ricorso, avverso un’ordinanza del TAR, con il quale lei chiedeva la sospensione dei provvedimenti relativi alla riduzione delle risorse complessive. Il TAR aveva bocciato il provvedimento del Ministero, il Ministero aveva ricorso al Consiglio di Stato e il Consiglio ha bocciato la tesi del Ministero.
Ora, davanti a una decisione del Consiglio di Stato lei ha reagito immediatamente. Io le parlo sulla base del suo comunicato stampa, perché non conosco l’ordinanza del suo Ministero. Comunque, lei pubblicamente ha chiarito che la decisione del Consiglio di Stato per il Ministero è assolutamente irrilevante e che la notizia che il Ministero debba rifare le misure organizzative contro le quali il Consiglio di Stato si è espresso è una decisione priva di ogni fondamento.
Ora, qui abbiamo anche a che fare con principi generali di uno Stato di diritto. Esistono due decisioni dell’autorità giudiziaria amministrativa. La decisione del Consiglio di Stato, come lei sa, è definitiva. Ma per quale motivo il Ministero non deve dar seguito a una decisione precisa, con la quale il Governo viene dal Consiglio di Stato impegnato a prendere misure…. (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore Zanda, io le ridarò subito la parola, perché detesto togliere la parola. Le faccio solo notare che la segnalazione qui pervenuta era di sette minuti, su un dibattito già previsto di 2 ore e 50 minuti.
La invito solo a concludere.
ZANDA (PD). Signora Presidente, concludo senz’altro, ma l’argomento, signora Ministro, come lei sa, è talmente serio e talmente consistente che avrebbe meritato uno sviluppo ben più lungo dei sette minuti preventivati. La prego soltanto di voler essere precisa su quelli che sono i motivi per i quali il Governo ha ritenuto di non dare esecuzione, prima alla decisione del TAR e poi alla decisione del Consiglio di Stato. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Pardi e Serra).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giambrone. Ne ha facoltà.
GIAMBRONE (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signora Ministro, abbiamo ascoltato con grande attenzione il suo intervento i cui contenuti, devo dire molto generici (spiace doverlo ribadire), confermano ancora una volta le nostre preoccupazioni e il nostro disagio.
Signora Ministro, la situazione della scuola in Italia ha assunto oggi più che mai carattere emergenziale. Siamo davanti ad un’emergenza culturale vera nel nostro Paese, sia con riferimento alla qualità dell’offerta formativa e alle condizioni in cui si opera, sia con riferimento ai livelli occupazionali. Tale situazione, com’è noto, sta generando forti tensioni e grande disorientamento nel mondo della scuola.
Quella che oggi vuol farsi passare per una riforma, e che ci trova in quest’Aula impegnati a dibattere, è piuttosto un preciso disegno irresponsabile di smantellamento della scuola pubblica.
L’inizio dell’anno scolastico, del resto, ha già anticipato gli effetti devastanti della vostra riforma, di questa riforma, che solo formalmente – non ci stancheremo mai di dirlo – porta il suo nome, trattandosi di una riforma connessa ad una manovra fortemente voluta dal ministro Tremonti; una riforma finalizzata ad assicurare solo risparmi al bilancio dello Stato e ad operare tagli indiscriminati e scellerati, senza alcuna considerazione nel merito per il progetto educativo – sì, il progetto educativo – e con conseguenze davvero devastanti se si pensa a tutti gli operatori della scuola e, soprattutto, agli studenti. Tutto questo ovviamente è in perfetta sintonia – ci teniamo a sottolinearlo – con l’azione politica complessiva dell’attuale Governo, se si fa riferimento anche ad altri interventi, come quello nel campo della cultura.
In questo quadro, signora Ministro (è questa la nostra maggiore preoccupazione), la scuola rischia purtroppo, nel più breve tempo possibile, di essere inesorabilmente destinata a non riuscire più ad assolvere ai propri compiti istituzionali: faccio riferimento ovviamente a quelli della diffusione delle conoscenze e, soprattutto, a quelli della formazione e della crescita.
Noi siamo convinti che dietro ogni riforma, signora Ministro, ci debba essere un’idea, un’idea vera; nel caso di specie si tratta invece di una riforma che non ha nulla a che vedere con un vero progetto di disegno riformatore. Si pensi ad esempio – vogliamo anche andare lontano – alla reintroduzione del maestro unico: signora Ministro, sono decenni che questa figura è stata superata definitivamente.
Non le sfuggirà che tutta l’esperienza di collaborazione dei docenti, che via via ha trovato maturazione nel tempo pieno, è stata estesa a tutta la scuola, diventando patrimonio ineludibile dell’intera istituzione scolastica. Non le sfuggirà altresì, signora Ministro, che la pluralità del corpo docente ha permesso al corpo docente stesso di approfondire la conoscenza delle diverse discipline, rendendo l’intera istituzione scolastica una vera e propria comunità di conoscenza.
Nonostante ciò, il Governo ha voluto invece solamente un ritorno al passato, che permettesse di ottenere nuovi risparmi ai danni della già tartassata scuola pubblica, cioè di fare cassa, per usare un’espressione più comune.
Ma le sembra questo, signora Ministro, il modo migliore di approcciarsi a tematiche così delicate? Ma ha mai fatto un giro conoscitivo nelle scuole? Se almeno questo avesse fatto, forse, piuttosto che liquidare l’intera riforma in tal modo, si sarebbe accorta che la scuola ormai non ha più neanche i fondi per sopravvivere: altro che progetti educativi!
Si è mai preoccupata in questi anni di garantire la qualità della scuola pubblica? Si è mai preoccupata di avere a cuore il progetto formativo scolastico? Si è mai preoccupata di lavorare per adeguare la scuola italiana agli standard europei?
Per capire realmente di cosa ha bisogno la scuola, bisognerebbe entrarci dentro, viverla con i professori, farsi raccontare da loro le loro esperienze ed utilizzare la loro esperienza affinché il servizio dell’istruzione possa innalzarsi e competere a livelli europei.
Questo ci si può aspettare da un Ministro dell’istruzione attento e responsabile; questo ci si può aspettare da un Governo credibile. Tutto questo purtroppo non è accaduto ed è sotto gli occhi di tutti, mentre è accaduto esattamente il contrario.
Non possiamo lasciare per strada questi insegnanti, che legittimamente speravano e continuavano ad avere diritto ad un posto di lavoro certo e stabile: per noi dell’Italia dei Valori costituiscono un grande patrimonio di cui il Paese non può fare a meno.
Siamo in presenza del più grande licenziamento di massa dell’Italia repubblicana, che avrà conseguenze – anzi che sta avendo già conseguenze – dure e devastanti nelle Regioni del Meridione. Nessuno di noi, né il ministro Tremonti, ha il diritto di entrare così pesantemente nell’esistenza della gente, di condizionarla così tanto da azzerarne il futuro. (Applausi dal Gruppo IdV).
Siamo fortemente convinti che bisogna investire nella scuola per dare al contrario agli studenti strumenti e preparazioni adeguate. Lo ha affermato magistralmente di recente anche il Capo dello Stato nel suo messaggio in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno scolastico. Riformare si può e si deve, ma con giudizio, signora Ministro. Siamo convinti che occorra anche elevare la qualità dell’insegnamento, motivando gli insegnanti, offrendo loro sempre più risorse; questa è la nostra convinzione. La qualità, signora Ministro, è una precondizione essenziale e necessaria per lo sviluppo di un popolo. Se non si riconosce la priorità della ricerca e dell’istruzione, non si potrà mai assicurare al nostro Paese un adeguato sviluppo.
Noi dell’Italia dei Valori restiamo fortemente e quotidianamente al fianco dei docenti, dei dirigenti scolastici (che malgrado tutto saranno chiamati a garantire ove possibile il massimo della qualità didattica), del personale ATA (che a causa dei tagli è costretto ad operare in condizioni ormai impossibili), dei precari della scuola (a cui non è stato rinnovato il contratto dopo tanti e tanti anni di serio lavoro), degli studenti e dei genitori tutti; restiamo al fianco dei tanti che non vogliono rassegnarsi e che vogliono piuttosto battersi contro provvedimenti gravi e inaccettabili come quelli in questione e che ogni giorno ci proponete; restiamo al fianco dei tanti che non vogliono rassegnarsi. Lo abbiamo fatto con grande determinazione nelle piazze, nelle sedi dei provveditorati, nelle sedi degli uffici scolastici regionali, incontrando giorno dopo giorno tutti gli operatori.
Le assicuro, signora Ministro, è un coro unanime; io sono stato in Sicilia e ho girato tutte le Province, giorno dopo giorno, cercando di raccogliere le istanze di tutti quegli operatori per poi trasferirle opportunamente nelle sedi istituzionali. Lei ricorderà, signora Ministro, quante volte io stesso, nella qualità di componente della Commissione istruzione, ho esternato queste preoccupazioni e i tanti disagi. Ma quante volte le abbiamo invocato di fare insieme questa riforma? Lei lo ricorderà bene, ogni volta che è stata nella nostra Commissione glielo abbiamo chiesto con grande forza.
Siamo convinti che oggi il tema vero è che la scuola è diventata precaria, questo è il significato delle nostre parole. Operare tagli indiscriminati nel campo dell’istruzione equivale a rendere precario il futuro di una collettività. In altre parole, signora Ministro, se la scuola è precaria, lo saremo anche noi, lo saranno anche i nostri figli. La verità vera è che voi, signora Ministro, considerate le politiche culturali, le politiche legate alla scuola, all’università e alla ricerca come marginali rispetto a quelle economiche e di bilancio. L’istruzione è un bene pubblico, è un bene che appartiene a tutti. Nessuno può e deve arrogarsi il diritto di distruggere tutto ciò.
È per questo che non lasceremo solo chi ha il coraggio di far sentire la propria voce, dimostrando così amore per la nostra scuola e senso di responsabilità; quell’amore e quel senso di responsabilità che vediamo invece completamente assenti nell’azione di questo Governo. La scuola va salvata, signora Ministro, e per far ciò occorre prima di ogni cosa crederci e poi ancora l’impegno e la consapevolezza di tutti. Assumetevi la responsabilità di quello che state producendo nei confronti della scuola, nei confronti dei tanti professori, nei confronti del personale ATA, nei confronti degli alunni e dei genitori. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rusconi. Ne ha facoltà.
RUSCONI (PD). Signora Presidente, signora Ministro, vi è sempre una notevole fatica a distinguere il suo pensiero e gli obiettivi tra quello che ascoltiamo e leggiamo nei dibattiti televisivi o sulla stampa e quanto poi nella nostra quotidiana attività parlamentare ritroviamo nei provvedimenti o nelle risorse destinate nei capitoli di bilancio di riferimento. Vorrei allora proporle alcune delle domande che le famiglie, i docenti, gli studenti le rivolgerebbero se lei avesse l’opportunità di entrare in una scuola normale domani mattina.
Signora Ministro, non quale risposta normativa, ma rispetto alle bocciature che lei ha subìto da TAR e Consiglio di Stato, che cosa ha da dire a studenti e famiglie dal momento che nelle classi successive alla prima superiore negli istituti tecnici e professionali ha mantenuto i programmi e diminuito le ore di lezione? Quando pensa alla scelta politica della Germania del cancelliere Merkel di investire sul sapere 10 miliardi di euro, ritiene che quel Governo sprechi risorse, visto quello che dichiara sulla scuola italiana, o investa invece in speranza e futuro e dia possibilità ai suoi giovani di essere più competitivi nel mondo globale della conoscenza? Quella generazione di giovani capaci e meritevoli che lei di fatto esclude in questi cinque anni dalla carriera di insegnante.
Si continua a sentire anche oggi l’ipocrisia della lezione sul merito, si continua a chiedere così tanto alla scuola, a volte troppo (l’insegnante che sostiene la famiglia, l’insegnante psicologo) e a chi insegna riconosciamo così poco, anche e soprattutto economicamente. Lei ci ha inondato di pagine, discorsi, norme sul merito con l’introduzione di meccanismi retributivi che dovrebbero prevedere insegnanti migliori, tranne poi cancellare nell’ultima manovra finanziaria il comma 9 dell’articolo 64 della legge n. 133 del 2008 fino alla fine del 2012. Abbiamo capito bene: fino alla fine del 2012! Ebbene, signora Ministro, penso che la maggior parte del mondo della scuola non voglia attendere né così a lungo, né questo Governo, né lei come Ministro.
Si è mai chiesto, signora Ministro, perché, dopo l’approvazione in 7a Commissione del decreto-legge n. 112, con il taglio di 8 miliardi di euro nel luglio del 2008, non solo il Capogruppo del Partito Democratico, ma il capogruppo del PdL Asciutti e quello della Lega Pittoni chiesero l’audizione urgente del ministro Tremonti per i tagli eccessivi, come risulta agli atti? Secondo lei, signora Ministro, la chiesero per motivi ideologici, come ha detto pochi minuti fa, o perché volevano parlare col proprietario della borsa?
Vede, signora Ministro, almeno con la legge Moratti-Bertagna si era di fronte a un progetto, discutibile ma che imponeva un confronto. Grazie a quel famoso articolo 64 della legge n. 133 del 2008 il riordino delle scuole superiori si è potuto ottenere solo con un parere in Commissione a mio parere, è una vergogna per il Parlamento), senza possibilità di emendamenti, di discussione in Aula, con i quadri orari che sono stati presentati senza i programmi che sarebbero arrivati quattro mesi dopo: l’importante è stato risparmiare sulla scuola pubblica. Tutte le ore disciplinari sono state ricondotte a frazioni di 18 per non avere nessuno «spreco», con ore a disposizione, conseguendo così, in taluni casi, l’assurdità della riduzione delle ore di inglese da quattro a tre perché 4 – lei ci insegna – non è sottomultiplo di 18. In questo lei ha veramente valorizzato l’inglese!
Dalla sua relazione, signora Ministro, emerge un’unica certezza: abbiamo una scuola più povera e anche una scuola più parcellizzata e più divisa, non per quel federalismo proclamato ma mai attuato, ma una scuola dove i più problematici, i diseredati, i disabili da oggi sono anche un po’ più soli. E dicendo grazie, nonostante tutto, alla professionalità e all’impegno di tanti insegnanti, questa sua scuola che esclude e abbandona non ci piace. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bevilacqua. Ne ha facoltà.
BEVILACQUA (PdL). Signora Presidente del Senato, signora Ministro, la voglio ringraziare non tanto per quanto lei ha detto in quest’Aula ma soprattutto per quanto ha fatto. Le cose che ha detto noi della maggioranza le conoscevamo già; i colleghi dell’opposizione le conoscevano già, ma fanno finta di non conoscerle.
Allora, perché la voglio ringraziare? Perché, a mio avviso, gli strali dell’opposizione si vanno sempre più rafforzando contro di lei. Perché lei, per quanto giovane, nel giro di due anni è riuscita ad approvare la riforma della scuola primaria e di quella secondaria e, se questa legislatura dovesse arrivare alla sua conclusione, sicuramente approverà, con il sostegno di una maggioranza compatta e coesa, anche la riforma dell’università. Tutto questo certamente non va giù alla sinistra, perché per loro è una scommessa persa. Dal ministro Berlinguer fino al ministro Moratti, tutti hanno tentato di varare una riforma della scuola e dell’università, ma non ci si è mai riusciti; lei invece sta portando a casa questo splendido risultato.
Le dicono che non si può fare una riforma senza soldi. Siamo d’accordo, però dimenticano che siamo nel mezzo di una crisi economica mondiale e non si rendono neanche conto che, per la verità, più che non fare una riforma senza soldi, bisogna spendere meglio i soldi che si hanno. Lei ha opportunamente ricordato che il 97 per cento del bilancio del suo Ministero è utilizzato per spese fisse e ciò non consente, con il 3 per cento di spesa per l’innovazione e la ricerca, di produrre grandi risultati.
L’opposizione si accanisce su questo precariato che non ha mai fine, ma dimentica che è stato prodotto da loro; anzi, mi sembra che lei ha già provato – e sta provando – a trovare una soluzione per questo problema. Tuttavia, l’assunzione di tale personale precario nel giro di sette anni comporta una mancata assunzione di neolaureati, e questo è un disagio che paga il Paese: bisognerà trovare una soluzione. Lei ha provato a indicarcela, peraltro parlando anche di numero chiuso per i docenti, cioè di far laureare una quantità di docenti che risponda alle vere esigenze della scuola, con un’aggiunta del 30 per cento – ce lo ha ricordato – per quelle che potrebbero essere esigenze non del tutto prevedibili, che si presenteranno nel momento in cui andranno a regime queste nuove norme.
L’avvio dell’anno scolastico è ritualmente un passaggio delicato, stante l’esigenza di trovare nuovi assetti nell’organizzazione scolastica e considerato che in essa è coinvolto tutto il Paese, tra studenti, famiglie, docenti, personale non insegnante.
Quest’anno in particolare è stato un avvio denso di novità, tenuto conto dell’entrata in vigore delle nuove norme sul secondo ciclo esaminate a lungo dal Parlamento. Si tratta di una riforma perfettamente in linea con l’obiettivo del Governo di restituire serietà alla scuola, senza tuttavia gravare sugli studenti in termini di eccessivo numero di ore e di materie.
Le polemiche che hanno investito l’inizio del nuovo anno risentono senza dubbio dell’impatto della riforma, che deve avere il tempo di essere monitorata a regime, una volta consolidata sull’intero quinquennio. Nessuno infatti sostiene che sia certamente perfetta: la si potrà modificare una volta che l’avremo monitorata a regime e avremo verificato gli effetti che essa avrà prodotto.
Peraltro, va sottolineato che le iscrizioni hanno premiato le novità e, per la prima volta, hanno valorizzato il settore tecnico-scientifico. Dai dati del Ministero emerge infatti che per il liceo scientifico, opzione scienze applicate (quella senza il latino), e per il riordino dei tecnici (in particolare nel settore tecnologico) l’aumento delle iscrizioni rispetto al precedente anno è dell’1,7 per cento. Inoltre, mi piace ricordare che, tra le principali innovazioni della riforma, hanno riscontrato il favore degli utenti il liceo linguistico (+1,3 per cento), il liceo delle scienze umane con opzione economica (+1,6 per cento), nonché – tra gli altri – i licei coreutici, le cui sezioni attivate sono al completo.
Sempre nel merito del riordino del secondo ciclo, faccio notare che le recenti pronunce del giudice amministrativo – questo anche per rispondere al senatore Zanda prima che lo faccia lei – non hanno affatto inficiato il nuovo sistema imponendo una revisione di tutte le classi 2a, 3a e 4a degli istituti tecnici, come da taluni polemicamente sostenuto sull’avvio dell’anno scolastico: anzi, il Ministero ha chiarito che si tratta esclusivamente di tener conto del parere del Consiglio nazionale della pubblica istruzione nella determinazione degli organici di riferimento della sentenza.
Quanto alle presunte riduzioni di posti per il personale docente, occorre segnalare che il Governo era già intervenuto per ridurre l’impatto sui precari, introducendo ad esempio il meccanismo della precedenza nell’assegnazione delle supplenze temporanee, inizialmente previsto solo per l’anno 2009-2010 dal decreto-legge n. 134 del 2009. Rammento che in tale occasione, in qualità di relatore, avevo proposto che la misura fosse estesa anche al 2010-2011, proponendo un emendamento poi trasformato in ordine del giorno e recepito dal Governo.
Adempiendo all’impegno assunto dinanzi al Parlamento, l’Esecutivo ha quindi provveduto a prorogare l’efficacia di quella disposizione attraverso il decreto-legge n. 194 del 2009. Si tratta evidentemente di un segnale di attenzione tanto della maggioranza, che ha sollecitato l’estensione delle norme al successivo anno scolastico, quanto dell’Esecutivo che si è fatto carico dell’attuazione concreta della disposizione al fine di garantire un margine a tali categorie di insegnanti. Per questi ultimi, peraltro, c’è comunque la possibilità di partecipare a progetti regionali, che offrono un altro sbocco lavorativo, seppure temporaneo. Quest’anno sono stati assunti 10.000 nuovi docenti e 6.500 nuove unità di personale ATA.
Non va poi dimenticata l’approvazione definitiva del nuovo regolamento sulla formazione dei docenti, che è stato a lungo all’attenzione della Commissione per l’espressione del prescritto parere, mediante il quale si attiverà una nuova modalità di formazione parametrata alle reali necessità, per evitare la creazione di ulteriore precariato.
Signora Ministro, vorrei parlare con lei del problema dell’edilizia scolastica, un tema al quale lei ha opportunamente accennato e che si presenta difficile, soprattutto nel Meridione d’Italia in cui tante scuole non sono a norma, in cui il rischio calamità naturali non può e non deve essere sottovalutato. Pertanto, anche se sugli interventi di cui lei parlava ho per la verità poche notizie, credo che bisognerà accelerare con gli interventi necessari per mettere a norma le scuole, oltre che attivare meccanismi per la realizzazione di nuove scuole.
Lei sa meglio di me che, soprattutto nel Mezzogiorno ma non solo, accade che tanti edifici di civile abitazione, laddove usare il termine «civile» spesso è un eufemismo, vengono utilizzati per allocarvi le scuole, creando tra l’altro un meccanismo di spese eccessive ed anche inutili, anche questo uno spreco di risorse rispetto al quale dovremmo forse intervenire per tempo. Provvedere ad un meccanismo più veloce e più snello per sistemare l’edilizia scolastica nell’ottica della costruzione di nuovi edifici e della messa a norma di quelli già esistenti, credo possa essere una cosa buona e saggia.
Penso che lei si debba attivare in questa direzione e sono certo che lo farà. Andiamo avanti, credo che stiamo operando bene, nell’interesse della scuola ma soprattutto del Paese. La maggioranza è compatta nel sostenerla, vada avanti e noi saremo sicuramente sempre con lei. Grazie e buon lavoro. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Valditara).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare la senatrice Franco Vittoria. Ne ha facoltà.
FRANCO Vittoria (PD). Signora Presidente, ringrazio in primo luogo la signora Ministro per essere venuta a riferire in Senato sull’avvio del nuovo anno scolastico. Era un suo dovere, ma la ringraziamo ugualmente perché non tutti i suoi colleghi sentono un analogo dovere.
Lei ha dato una rappresentazione dell’avvio dell’anno scolastico che non corrisponde alla realtà. Nella realtà, nelle scuole, c’è una buona dose di caos, ma lei questo caos l’ha chiamato ordine, ed ha anche sostenuto che i tagli servono p